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pubblicato il 11/lug/2012 22:00

Crisi/ Camusso contro Monti: No a lezioni democrazia da cooptato

Su concertazione non sa di cosa parla: manca in Italia da 20 anni

Crisi/ Camusso contro Monti: No a lezioni democrazia da cooptato

Roma, 11 lug. (askanews) - "imbarazzante" prendere lezioni di democrazia dal premier Mario Monti, che guida il governo per 'cooptazione' e senza nessun voto popolare. La leader della Cgil, Susanna Camusso, in risposta alle parole di Mario Montiall'assemblea Abi sulle difficoltà dei giovani dovute al ruolo giocato dalle parti sociali in passato, ha attaccto a testa bassa il Premier. "Prendere lezioni di democrazia - ha detto la Camusso a margine dell'assemblea della Filt-Cgil - da chi è stato cooptato e non si è confrontato con il voto degli elettori è un po imbarazzante per il futuro democratico del paese. Farlo poi nella platea delle banche e degli interessi bancari, dentro questa grande crisi, meriterebbe un'ulteriore riflessione". "Il presidente del Consiglio - ha sottolineato - quando fa queste affermazioni non sa bene di cosa sta parlando, perchè vorrei ricordargli che l'ultima concertazionene è avvenuta nel 1993. Quell'accordo fu la modalità che salvò dalla bancarotta il paese, con cui si fece una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal governo attuale, e che permise al Paese di entrare nell'euro". Il presidente del Consiglio, secondo la segretario generale della Cgil, "non ricorda che dopo arrivò un governo di destra che cancellò la concertazione. Sono vent'anni che non abbiamo concertazione. Fu il governo che introdusse progressivamente le leggi sulla precarietà, di cui la riforma del mercato del lavoro di questo governo è l'ultima tappa". E dunque "quando parla dei giovani dovrebbe pensare a queste leggi. Alle parole della Camusso hanno fatto seguito quelle del Segretario Uil Luigi Angeletti. "Oggi, l'Europa - ha affermato- consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita. Ma il nostro Presidente del Consiglio è più realista del re: pensa di poter salvare l'Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani". E "forse, un ascolto più attento delle aspettative di lavoratori e pensionati ci farebbe uscire dalla crisi, tutti insieme, prima e meglio".

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