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pubblicato il 12/mar/2014 12:48

Crisi: Ania, il 94,5% delle famiglie e' economicamente 'vulnerabile'

(ASCA) - Roma, 12 mar 2014 - La crisi rende le famiglie sempre piu' fragili: il 94,5% e' da considerarsi in qualche misura vulnerabile, mentre il 10% versa in uno stato di grave crisi economica e deve ricorrere a prestiti o aiuti per arrivare alla fine del mese. Questo e' il quadro che emerge dal secondo monitoraggio sulla vulnerabilita' economica delle famiglie italiane e da un ulteriore approfondimento dedicato all'analisi di cause, sintomi e caratteristiche della vulnerabilita', nonche' alle policies innovative di risposta alle nuove poverta'. Obiettivo di queste analisi - si legge in una nota -, condotte dall'Universita' degli Studi di Milano per il Forum ANIA-Consumatori - fondazione promossa dall'ANIA che ha lo scopo di rendere ancora piu' sistematico il dialogo tra imprese di assicurazione e consumatori -, e' quello di porre all'attenzione dell'opinione pubblica il tema della vulnerabilita' delle famiglie verso gli shock esterni, come la perdita di lavoro, la riduzione delle ore lavorative, l'assistenza improvvisa agli anziani, le malattie e gli incidenti, che possono incidere profondamente sul loro benessere economico. L'Indice di vulnerabilita' delle famiglie e' stato elaborato nel 2010 ed e' ora possibile monitorarne l'evoluzione nel tempo. Il secondo monitoraggio registra un sensibile peggioramento della vulnerabilita' economica delle famiglie, che cresce del 17%. Infatti, su una scala da 0 a 10, l'Indice di vulnerabilita' passa da un valore medio di 2,70 rilevato nel 2010 al 3,16 del 2013. Solo le famiglie che presentano un valore dell'Indice inferiore a 1 sono in grado di far quadrare il bilancio e possono affrontare spese impreviste con facilita'. A questa fascia corrisponde solo il 5,5% della popolazione. Una parte rilevante della popolazione (10%) evidenzia un valore dell'Indice superiore a 7,5. In corrispondenza di tale valore la vulnerabilita' e' estremamente grave: si tratta di famiglie che devono ricorrere a prestiti o aiuti per arrivare alla fine del mese. Facendo un confronto rispetto alla prima rilevazione, crescono le situazioni di disagio economico: aumentano dal 15 al 21% le famiglie che per arrivare a fine mese devono intaccare i risparmi e dal 6 all'8% quelle che registrano molta difficolta' e che per questo sono costrette a chiedere aiuto e prestiti. Le menzionate situazioni di difficolta' si traducono nel dato del 26% di famiglie (20% nel 2010) che non sarebbe in grado di far fronte ad una spesa imprevista importante, nell'ordine convenzionale di 700 euro. Altro ''termometro'' dell'aumento delle situazioni di fragilita' e' la rinuncia a un'eventuale visita medica specialistica per ragioni economiche, che cresce dal 28,4% della precedente rilevazione al 34,4%. Dal punto di vista dell'analisi delle determinanti della vulnerabilita', emerge un minor peso delle variabili socio-demografiche e un accresciuto peso delle determinanti economico-finanziarie. Fra quelle socio-demografiche il dato piu' significativo e' la vulnerabilita' dei soggetti di eta' inferiore ai 30 anni e superiore ai 65 anni. Risultano particolarmente rilevanti gli shock esterni connessi a condizioni lavorative, come la perdita del posto di lavoro e la riduzione delle ore lavorate. I capofamiglia che dichiarano di aver perso il lavoro sono il 18% degli intervistati (erano il 12% nella precedente rilevazione), cui si aggiungono coloro che hanno subito una riduzione dell'orario di lavoro, pari al 25,8%, contro il 21,2% della precedente rilevazione. Si conferma rispetto al 2010 il ruolo destabilizzante svolto da altri shock, ossia eventi esterni non prevedibili che determinano riduzioni del reddito e aumenti di spesa, quali separazioni, divorzi, malattie e incidenti. red/glr

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