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pubblicato il 29/ott/2013 12:02

Crisi: Acri, meno di un italiano su 4 ha fiducia in futuro Paese

Crisi: Acri, meno di un italiano su 4 ha fiducia in futuro Paese

(ASCA) - Roma, 29 ott - Meno di un italiano su quattro ha fiducia nel futuro dell'Italia. Gli Italiani ritengono che gli elementi cardine per una nazione che voglia progredire siano primariamente il senso civico e il rispetto delle regole da parte di cittadini, istituzioni e imprese (per il 67% e' fondamentale), la scuola, l'universita' e la ricerca scientifica (fondamentali per il 66%), ma anche un sistema giuridico efficace con leggi chiare (fondamentale per il 60%), manager e imprenditori capaci (45%), una classe politica con una visione strategica (43%), un sistema bancario efficiente (42%), il risparmio (fondamentale per il 25%, assai importante per il 56%). Lo rilevano l'Acri e l'Ipsos che hanno condotto una indagine su 'Gli Italiani e il Risparmio' in occasione della 89esima Giornata Mondiale del Risparmio che si celebra domani a Roma.

Un vistoso ritorno di sfiducia - si legge nel 'Rapporto' - riguarda il paese nel suo insieme: meno di 1 italiano su 4 e' fiducioso sul futuro dell'Italia (24%), 1 su 2 e' sfiduciato (47%), il 24% ritiene che la situazione rimarra' inalterata, il 5% non sa cosa pensare. Gli sfiduciati sopravanzano quindi di 23 punti percentuali i fiduciosi; lo scorso anno, invece, la distanza era minima (5 punti percentuali).

Negli ultimi anni si e' assistito a un crescente decremento del numero dei soddisfatti circa la situazione economica personale: quest'anno il dato rappresenta il minimo di tutta la serie storica, poiche' poco piu' di 2 italiani su 5 risultano soddisfatti (il 42% della popolazione), mentre i restanti 3 su 5 lo sono sempre meno (58%). Cresce inoltre l'insoddisfazione profonda e tendono a scomparire i 'molto soddisfatti' (sono il 3%, ossia solo 1 italiano su 33 e' molto soddisfatto della propria situazione), mentre piu' di 1 su 5 (22%) non e' per nulla soddisfatto. Nel Sud inoltre, si trova il minor numero di soddisfatti (31% quasi 1 su 3) con una riduzione di 7 punti rispetto all'anno precedente; mentre nel Nord Est si registra soprattutto l'aumento dei poco soddisfatti (dal 29% al 38%), ma al contempo crescono significativamente anche i molto soddisfatti, che raddoppiano (dal 3% al 6%). Le altre aree sono piu' costanti rispetto alla situazione del 2012: nel Nord Ovest si registra una riduzione dei soddisfatti, in linea con la media del Paese; il Centro si mantiene in una situazione abbastanza statica, anche se si riducono i 'molto soddisfatti' (in decremento dal 6% all'1%) che divengono 'abbastanza soddisfatti' (in crescita dal 41% al 48%).

Il presente appare molto buio e avaro di soddisfazioni, per questo gli italiani puntano ad investire nella qualita' della vita futura (57%) a scapito del presente (39%): un dato che si conferma rispetto al 2012. Questo atteggiamento gioca un ruolo importante nel determinare le scelte di risparmio e consumo che verranno illustrate successivamente. Nel 2012 si rilevava che il pessimismo sul futuro registrato nel 2011 stava lasciando spazio a un cauto ottimismo, tipico dei periodi pre-elettorali. Le aspettative di miglioramento del 2012 sembrano, pero', essere andate deluse, in particolare riguardo al contesto nazionale. A un ritorno di pessimismo sul paese, che agli Italiani non pare in grado di uscire dalla propria situazione di difficolta', si associa una fiducia sulla ripresa dell'Europa e del resto del mondo.

Il numero dei fiduciosi sul miglioramento del proprio futuro e' inferiore a quello degli sfiduciati (28% gli sfiduciati, 21% i fiduciosi); nel 2012 i dati si equivalevano (24%). La maggior parte degli intervistati, il 47%, non si attende cambiamenti della propria situazione personale (48% nel 2012); il 4% non sa cosa pensare. La differenza tra fiduciosi e sfiduciati (-7 punti percentuali) e' tornata simile a quella del 2011 (-6 punti percentuali). In decisa contrazione di fiducia nella propria situazione sono i giovani (18-30 anni), fra i quali gli ottimisti sono scesi in un anno dal 24% al 4%, con una perdita di ben 20 punti percentuali, e gli over 65 anni, fra i quali i pessimisti sono cresciuti di 6 punti (dal 21% al 27%). Stabile la fascia fra i 31e i 64 anni.

Rispetto al futuro del territorio in cui vivono, coloro che hanno poca fiducia superano di 17 punti percentuali i fiduciosi (il 35% contro il 18%); anche in questo dato il progresso del 2012 sembra annullato e si torna ai risultati del 2011: allora il distacco era di 17 punti, mentre nel 2012 era di 11.

ram

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