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pubblicato il 17/ott/2013 12:00

Corte Ue condanna Italia su Alcoa: non ha recuperato aiuti Stato

Per tariffe elettiche agevolate, sovvenzionate da tassa su utenti

Corte Ue condanna Italia su Alcoa: non ha recuperato aiuti Stato

Bruxelles, 17 ott. (askanews) - La Corte di Giustizia Ue ha condannato l'Italia, con una sentenza emessa oggi a Lussemburgo, per non aver recuperato gli aiuti di Stato concessi all'Alcoa sotto forma di tariffa agevolata per la fornitura di elettricità a due stabilimenti di produzione di alluminio, uno in Sardegna (Portovesme) e l'altro in Veneto (Fusina). L'Alcoa Trasformazioni Srl ha beneficiato sin dal 1996 di una tariffa agevolata grazie a un contratto con l'Enel, prorogata a due riprese, dapprima fino al giugno 2007, poi fino al 2010. Con queste proroghe, la tariffa non era stata adattata all'evoluzione del mercato; inoltre, a partire dal 2009 l'agevolazione tariffaria veniva sovvenzionata da una tassa imposta ai consumatori di elettricità, equvalente alla differenza tra il prezzo contrattuale pattuito con l'Enel e il prezzo agevolato. La Commissione europea aveva inizialmente autorizzato l'operazione considerandola un'operazione commerciale ordinaria conclusa alle condizioni di mercato. Ma nel 2009, considerando le nuove circostanze, aveva concluso che le proroghe dell'agevolazione erano volte a ridurre i costi operativi dell'Alcoa, procurandole quindi un vantaggio rispetto ai suoi concorrenti, e costituivano dunque aiuti di Stato incompatibili con il mercato comune. L'Esecutivo Ue aveva pertanto imposto all'Italia di recuperare gli aiuti, per un ammontare di 295 milioni di euro, interessi compresi (38 milioni di euro) e di annullare tutti i pagamenti futuri. L'Italia, inoltre, avrebbe dovuto comunicare le misure adottate per conformarsi alla decisione e i documenti attestanti che era stato imposto all'Alcoa di provvedere al rimborso dell'aiuto. Questa decisione, notificata il 20 novembre 2009, doveva essere eseguita entro il 20 marzo 2010, ma due anni e dopo la scadenza il procedimento di recupero era ancora aperto; rispondendo ai rilievi della Commissione, l'Italia adduceva difficoltà giuridiche o pratiche, nonché la propria intenzione di giungere a una soluzione negoziata con l'Alcoa. La Commissione inoltrava dunque un ricorso per inadempimento alla Corte di giustizia Ue, che oggi ha emesso la sentenza, condannando l'Italia. Tra il 2009 e il 2011 sono stati respinti dal Tribunale di primo grado o dalla Corte diversi ricorsi o impugnazioni dell'Alcoa contro l'avvio dell'indagine e per la sospensione dell'esecuzione della decisione. Resta ancora pendente, invece un ricorso volto all'annullamento della decisione.

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