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pubblicato il 10/apr/2013 15:08

Corte conti: Giampaolino, per calo debito serve elevato avanzo...(1 upd)

(ASCA) - Roma, 10 apr - Per ridurre il debito pubblico serve un elevato avanzo primario e se l'Italia avesse mantenuto i saldi del 5% del pil degli anni 1998 e 1999 oggi il rapporto tra debito pubblico e pil sarebbe ben inferiore al 100%. E' quanto ha sottolineato il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino, parlando al XIV GWG di Tokyo ''Solidita' e sostenibilita' delle finanze pubbliche, debito pubblico e ruolo delle Istituzioni superiori di controllo''.

Il presidente della magistratura contabile mette in rilievo gli effetti di un elevato debito pubblico.

''Costituisce la prova evidente che un sistema economico sta vivendo al disopra dei suoi mezzi - afferma - al di la' del finanziamento degli investimenti, per le famiglie cosi' come per lo Stato, le entrate correnti dovrebbero coprire le spese correnti. Per una societa' nel suo complesso, accumulare debito pubblico significa spostare l'onere dell'aggiustamento e del rimborso sulle generazioni future; ricorrere al debito e' economicamente giustificabile solo in funzione del finanziamento di investimenti e della formazione di capitale sociale''.

Giampaolino ripercorre la storia dei conti pubblici negli ultimi 15 anni rilevando come il paese abbia sprecato una serie di occasioni per avere i conti in ordine. Ad esempio ''provvedimenti con effetti temporanei (compresi vari condoni fiscali e misure ''una tantum'', pari in media a circa 1 per cento del PIL negli anni 1995-2006) sono stati spesso utilizzati per rispettare almeno formalmente le regole europee di bilancio, evitando i costi di aggiustamenti piu' sostenibili''.

Un contributo sostanziale alla riduzione del rapporto debito/PIL e' stato dato nella seconda meta' degli anni ''90 dalla privatizzazione di parte delle imprese di proprieta' dello Stato. Il risultato e' stato la diminuzione di tale rapporto dal 120,9 per cento nel 1994 al 109,2 per cento nel 2000. Il risparmio in termini di onere per interessi e' stato di piu' di 50 miliardi di euro all'anno (differenza tra l'annualita' peggiore, 1996, e quella migliore, 2004).

Giampaolino ricorda poi che dopo l'adesione all'Unione monetaria europea, in un primo momento il Governo italiano ha fissato obiettivi coerenti con l'impegno, preso nel marzo del 1998 a livello europeo, di mantenere un avanzo primario pari o superiore al 5 per cento del PIL, il che avrebbe permesso di portare il rapporto debito/PIL vicino al 60 per cento in un lasso di tempo relativamente breve. ''Se gli avanzi primari degli anni 1998-99, pari a circa il 5% del PIL, fossero stati mantenuti anche negli anni successivi, l'Italia avrebbe ora un rapporto debito/PIL significativamente inferiore al 100% (84%, secondo autorevoli analisti) quindi senza alcuna ulteriore necessita' di fare ricorso a misure addizionali di rigore fiscale, che inevitabilmente arrecano danno all'economia reale. Invece il rapporto debito/PIL, dopo aver raggiunto un minimo del 103% nel 2007, ha iniziato nuovamente a salire, raggiungendo l'attuale livello del 127%''.

''Mantenere un elevato avanzo primario e' il modo piu' virtuoso per diminuire il rapporto debito/PIL. L'altro modo fisiologico con il quale tale rapporto puo' diminuire e' attraverso l'incremento del denominatore del rapporto, vale a dire il PIL nominale''.

did/

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