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pubblicato il 03/lug/2014 13:51

Consumi: Adusbef, dal 2002 ''sfilati'' alle famiglie italiane 290,4 mld

(ASCA) - Roma, 3 lug 2014 - Crolla il potere d'acquisto della famiglie: ''Sfilati dalle tasche degli italiani 290,4 mld dal 2002'', spiegano in un comunicato Adusbef e Federconsumatori.

''Il crollo dei consumi e le sofferenze economiche degli italiani, che ha colpito anche il ceto medio ed i redditi che potevano essere definiti dei 'benestanti' nel 2001, e' dimostrato inconfutabilmente - affermano le due associazioni - dallo studio Adusbef sulla capacita' di spesa. In Italia e' pari a 119 nel 2001, tra le piu' elevate dei paesi europei superata da Inghilterra (120); Svezia (123); Belgio (124); Austria (126); Danimarca (128); Olanda ed Irlanda (134); Lussemburgo (235); piu' elevata di Francia; Germania e Finlandia (116). Nel 2012, l'Italia (-16,8%) guida la classifica negativa della capacita' di spesa ridotta di 20 punti ed attestata a 99; al secondo posto la Grecia (-13,8% che passa da 87 a 75); al terzo il Regno Unito (-8,3% a 110; al quarto il Portogallo - 7,4% che si attesta a 75; al quinto la Francia -6,9% a 108; al sesto il Belgio a 119; mentre Austria (131); Germania (122); Svezia (129) e Lussemburgo (272) aumentano la capacita' di spesa''. ''La capacita' di spesa misurata da Eurostat nel 2013, che traduce il pil di ciascun paese Ue parametrando la ricchezza prodotta al livello dei prezzi - prosegue la nota -, fa retrocedere l'Italia sotto la media della Ue (28) collocandola nel 2013, a 98 (eravamo a 100 l'anno prima).

Continuano a scendere anche Francia, Gran Bretagna e Spagna, mentre la Germania e' l'unico paese in crescita (da 123 a 124). Dei 5 paesi considerati, l'Italia e' quella che - in 11 anni, dal 2002 al 2013 - ha visto diminuire maggiormente la sua capacita' di spesa (-13,3%), seguita dalla Gran Bretagna (-13,1), dalla Francia (-6,9%) e dalla Spagna (-5,9%).

Continua invece a crescere la Germania (+7,8%).

Complessivamente scende anche la zona euro (-2,7%)''.

''L'effetto trascinamento del cambio lira-euro - si legge ancora - entrato in vigore dal 1.1.2002 (1.000 lire= 1 euro), con lo sciagurato tasso di cambio fissato a 1.936,27 lire ad euro (invece di un giusto tasso di 1.300 lire max per 1 euro), ha svuotato le tasche delle famiglie italiane, al ritmo di 1.100 euro l'anno di rincari speculativi, per un conto finale di 12.100 euro pro-capite negli ultimi 11 anni.

Dall'ingresso nell' euro infatti, si e' registrata una perdita del potere di acquisto, che anche le statistiche ufficiali sono costrette a riconoscere, pari a 12.100 euro per ogni famiglia (24 milioni), con un trasferimento di ricchezza stimato in 290,4 miliardi di euro, dalle tasche dei consumatori a quelle di coloro che hanno avuto la possibilita' di determinare prezzi e tariffe, al riparo dai dovuti controlli delle inutili, forse contigue, autorita' di settore''. ''L'euro - concludono Adusbef e Federconsumatori, chiedendo di rinegoziare i Trattati europei - ha rappresentato la piu' grande rapina del secolo, che ha impoverito grandi masse di lavoratori e pensionati, artigiani, piccoli imprenditori, partite Iva''. com-ram/mau

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