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pubblicato il 22/mag/2015 17:12

Consulta, dopo sentenza pensioni faro su contratto statali

Padoan si unisce al coro giuristi su effetti economici sentenze

Consulta, dopo sentenza pensioni faro su contratto statali

Roma, 22 mag. (askanews) - Nei suoi 60 anni di storia non è la prima volta che le sentenze della Corte Costituzionale sollevano polemiche asperrime che attraversano il mondo della politica e quello accademico. Ma la decisione della Consulta sulle pensioni è tra quelle più discusse, dopo l'introduzione in costituzione del vincolo del pareggio di bilancio. Il giudizio espresso dal ministro Pier Carlo Padoan su Repubblica ("La consulta non ha valutato il buco creato dalle pensioni") riflette il pensiero di autorevoli giuristi e costituzionalisti che rimproverano alla Corte di non aver valutato gli effetti economici della sentenza a differenza del pronunciamento sulla cosiddetta Robin Hood Tax di due mesi fa, giudicata incostituzionale ma senza effetti retroattivi. "Una brutta pagina della Consulta" ha twittato il costituzionalista Augusto Barbera sottolineando che "per salvaguardare le esigenze di finanza pubblica" la Corte Costituzionale non ha previsto il rimborso alle società petrolifere dell'imposta bocciata.

Nei giorni scorsi l'ex giudice costituzionale Sabino Cassese si è iscritto tra i critici più severi della Consulta sulle pensioni indicando che i giudici avevano molte alternative, ad esempio un nuovo monito sulle pensioni come avvenuto in passato. Ma soprattutto la Consulta "avrebbe potuto non comportarsi come Giove Pluvio, facendo trovare gli organi di spesa dinanzi al fatto compiuto". L'ex premier Romano Prodi in una intervista si interroga su un possibile sconfinamento della Corte e sul tema dell'equità sottolinea che è "compito irrinunciabile del governo interpretare il modo in cui si esprime la solidarietà in un preciso momento storico".

Parole durissime sulla Consulta sono arrivate dal quotidiano Avvenire che la settimana scorsa in un editoriale ha definito "pessima" la sentenza, sia "dal punto di vista del diritto costituzionale vigente, sia nell'ottica delle procedure decisionali di un giudice costituzionale moderno, sia infine nella prospettiva di politiche pubbliche razionali alle quali un giudice non può essere insensibile".

Alcuni giuristi hanno espresso critiche e riserve anche sul voto doppio del presidente come Andrea Manzella. "In una decisione così importante appellarsi al voto doppio, per quanto legale, è un'anomalia". Perplessità anche sul fatto che la Consulta abbia contestato la "insufficiente motivazione" del provvedimento del governo Monti che bloccava la perequazione degli assegni pensionistici. "Una leggerezza e una sproporzione tra motivazione ed effetti" sempre secondo Manzella e sulla stessa linea anche l'ex presidente della Corte, Antonio Baldassarre: "Gli atti legislativi sono liberi, non è obbligatoria la motivazione".

Il costituzionalista della Bocconi, Giuseppe Franco Ferrari, sempre nei giorni scorsi ha ricordato che la Consulta nella sentenza del 2010 sul blocco della perequazione delle pensioni (per quelle superiori almeno 8 volte alla minima), diede il via libera in quanto "motivato" e con un limite temporale di un solo anno. Già cinque anni fa la Consulta segnalava che "la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo" esporrebbe "il sistema ad evidenti tensioni con gli invalicabili principi di ragionevolezza e proporzionalità".

Perplessità da parte di giuristi e costituzionalisti sono arrivate anche sul decreto del governo per recepire la sentenza. Per Baldassarre "se qualche pensionato farà ricorso otterrà il riconoscimento ad avere un rimborso integrale". L'ex vice presidente della Consulta Enzo Cheli si è detto sorpreso. "Una risposta con l'una tantum significa aggirare una sentenza. Se è una liquidazione definitiva il problema resta".

Guardando al futuro, Governo, Parlamento e Corte Costituzionale torneranno a incrociarsi molto presto su materie con potenziali rilevanti effetti economici. Dopo l'estate la Consulta dovrà pronunciarsi sul blocco da sei anni del rinnovo del contratto degli statali. In ballo 12 miliardi di euro.

Presto arriverà anche il giudizio sul ricorso di alcuni contribuenti sull'aggio che Equitalia pratica sulle cartelle esattoriali. Infine il contributo di solidarietà sulle pensioni oltre 90mila euro deciso dal governo Letta nel 2013.

Pensioni, stipendi pubblici e tasse sulla casa. I terreni dove intervenire nelle situazioni di emergenza finanziaria. L'ex premier Mario Monti candidamente spiegò il perché: chi investe può scappare, mentre rimane chi percepisce stipendi, pensioni e ha una casa.

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