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pubblicato il 06/mag/2016 13:26

Confimi Industria: bene riforme ma Paese strozzato da vincoli Ue

Imprese chiedono rilancio degli investimenti

Confimi Industria: bene riforme ma Paese strozzato da vincoli Ue

Roma, 6 mag. (askanews) - Le riforme costituzionali varate dal governo sono un passo avanti. Ma l'Italia resta prigioniera del vincolo del 3% sul deficit che sta bloccando gli investimenti necessari alla ripresa. E' quanto denuncia Confimi Industria, l'associazione di piccole e medie imprese che ha tenuto la sua assemblea a Roma. Nata tre anni fa per chiedere un nuovo sistema di rappresentanza, è cresciuta rapidamente fino a riunire oltre 28.000 aziende.

L'assemblea che ha confermato Paolo Agnelli alla presidenza, è stata aperta dal ministro per la semplificazione e la Pa, Marianna Madia, che ha spiegato così il filo che lega le riforme da quella del lavoro a quella della Pa: "Fare in modo che sia più semplice per l impresa crescere che sia più semplice per l imprenditore dedicarsi alla sua attività di impresa senza perdere tempo per cose che invece non facilitano la sua attività di impresa e quindi la crescita della sua impresa, In questo quadro e in questa logica si muove ogni azione del governo".

Percorso promosso da Confimi Industria anche in vista delle riforme oggetto del referendum di ottobre: "Riteniamo che questa riforma costituzionale sia fondamentale per la costruzione di un sistema efficiente, capace di assumere decisioni in tempi rapidi, in grado di dare certezze a coloro che intendono investire in questo paese". Un paese che però, secondo il presidente Agnelli, stenta a riavviare la sua economia a causa dei vincoli europei: "Abbiamo in questi anni sacrificato tantissimo per questa regola e ci siamo messi in un vicolo cieco. Senza giri di parole dbbiamo dire al governo e al mondo politico che ora serve un rilancio degli investimenti pubblici e delle infrastrutture per una ripresa del mercato interno rimuovendo i vincoli macroeconomici alle vendite per non soffocare le imprese. Dobbiamo smettere di morire per il 3%".

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