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pubblicato il 05/feb/2013 11:35

Confesercenti: nella spesa pubblica sprechi per 70 mld (1 update)

(ASCA) - Roma, 5 feb - Il presidente di Confesercenti Marco Venturi ha inviato questa mattina una lettera aperta ai leader politici, nella quale si esprime viva preoccupazione per il silenzio che circonda il tema della riduzione della spesa pubblica nel dibattito politico che precede le elezioni. Venturi, facendo riferimento ad uno studio realizzato con l'istituto di ricerca REF, ha illustrato le proposte che Confesercenti avanza per tagliare almeno 70 miliardi di sprechi annidati nella Pubblica Amministrazione, indicando in modo puntuale i risparmi individuati. Le risorse liberate dai tagli dovrebbero essere destinate a favorire la ripresa, auspica Confesercenti, che nella stessa lettera aperta specifica in modo dettagliato le ipotesi di utilizzo delle risorse da recuperare. La lettera aperta indica quindi gli interventi per ridurre la spesa pubblica per un totale di 50 miliardi. Primo punto la sanita'. Un obiettivo di riduzione della spesa sanitaria nell'ordine di 7 miliardi di euro appare del tutto alla portata. ''Si tratterebbe di ridurre, nel medio periodo, la spesa sanitaria complessiva per consumi del 10 per cento circa (una percentuale nettamente inferiore rispetto a quanto indicato nel documento sulla spending review di aprile, che mira ad un taglio del 25 per cento della spesa complessivamente ''rivedibile''). Altri 3 miliardi possono derivare dall'estensione a tutte le amministrazioni centrali degli acquisti tramite la Consip''. Confesercenti poi punta alla riduzione della spesa per interessi sul debito pubblico. ''In questa fase storica non si puo' rinunciare ad una accelerazione della fase di rientro del debito attraverso un percorso di dismissioni. L'ordine di grandezza conseguibile in un quinquennio e' di circa 60-80 miliardi di euro, cui corrisponderebbe a regime un risparmio di spesa per interessi pari a circa 4 miliardi di euro''. Poi una Pa piu' efficiente. Il tema della produttivita' nel settore pubblico costituisce la base perche' le norme di blocco del turn over possano effettivamente assecondare un percorso di tagli alle spese senza comportare un ridimensionamento, quantitativo e qualitativo, dei servizi offerti dallo Stato ai cittadini. E' cioe' condizione perche' le politiche di contenimento della spesa possano realizzarsi realisticamente, in modo da sortire effetti finanziari duraturi, e un impatto positivo sul sistema economico. E' in quest'ottica che appare possibile traguardare la prossima legislatura con una riduzione dell'incidenza della spesa per il personale della Pa sul Pil di entita' non distante da un punto di Pil, ovvero con una minore spesa di circa 13 miliardi di euro. Altri importanti risparmi possono arrivare dalla riforma istituzionale del centro e della periferia. Occorre ''intervenire con piu' decisione sui costi della politica e sugli apparati istituzionali. Si tratta di una misura che non ha un valore soltanto simbolico, ma che puo' contribuire, attraverso l'eliminazione di duplicazioni organizzative e procedurali che pesano su cittadini e imprese, a migliorare l'assetto dello Stato e le sue performance''. La spesa totale delle AP, per la funzione ''organi esecutivi e legislativi, affari finanziari, fiscali ed esteri'' ammonta nel 2010 a 2,5 punti di PIL (circa 40 miliardi), contro l'1,8% della Germania, l'1,3% della Francia, l'1,4% della Gran Bretagna e l'1,7% della Spagna. Pertanto, il gap con i principali paesi europei oscilla tra gli 11 ed i 22 miliardi, frutto sia di inefficienze che di sprechi, che di una struttura di funzionamento un po' bizantina. A nostro parere la strategia che indichiamo puo' porsi l'obiettivo di collocare la nostra spesa all'1,6%, dato medio tra i 4 grandi paesi considerati.

Il risparmio, in questo caso, sarebbe di 0,9 punti di PIL, cioe' circa 14 miliardi di euro.

Altro capitolo la razionalizzazione delle societa' partecipate pubbliche e degli enti locali. Secondo Confesercenti l'individuazione di una dimensione minima per l'erogazione di servizi, l'accorpamento di societa' dei piccoli comuni, il taglio degli enti a gestione delle province, puo' realisticamente tradursi in un risparmio minimo del 25%, pari a 4 miliardi di euro. Altri 5 miliardi possono venire generati da un riordino degli incentivi alle imprese. Infine gli effetti della crescita potrebbero generare 20 miliardi di maggiori entrate portando cosi' a 70 miliardi di euro il saldo complessivo.

did/

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