martedì 17 gennaio | 04:42
pubblicato il 24/gen/2014 13:47

Confesercenti: anche nel 2013 saldo negativo per commercio e turismo

Confesercenti: anche nel 2013 saldo negativo per commercio e turismo

(ASCA) - Roma, 24 gen 2014 - Da gennaio a dicembre 2013 hanno cessato l'attivita' 72.367 imprese nei settori del commercio, dell'alloggio e della somministrazione, per un saldo finale negativo di 22.748 aziende perdute per sempre. Un'emorragia conseguente al prolungarsi della crisi del mercato interno e confermata dai dati Istat sulle vendite, che registrano un calo del 2,1% sull'anno: siamo l'unico Paese tra i cosiddetti 'Big Five' europei (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) a non ripartire. Tra le imprese, cresce solo il commercio fuori dai negozi: gli ambulanti mettono a segno un saldo positivo di 3.334 unita', mentre la base imprenditoriale di imprese attive nel commercio via internet aumenta di 530 aziende. E' quanto rende noto Confesercenti segnalando anche ''l'altissimo tasso di rotazione tra aperture e chiusure registrato dalle imprese che operano come intermediari del commercio: durante i dodici mesi del 2013 sono state 18.149 ad avviare l'attivita', contro 18.041 cessazioni per un saldo sostanzialmente stabile (+108)''. ''I saldi positivi rilevati nell'intermediazione commerciale, nel commercio su area pubblica e attraverso internet - spiega Massimo Vivoli, vice presidente vicario di Confesercenti - confermano il ruolo di shock absorber della disoccupazione ricoperto dai tre settori. Che, necessitando di investimenti minori per avviare un'attivita', hanno visto crescere il numero di aperture, probabilmente ad opera di persone rimaste fuori, causa crisi, dal lavoro autonomo o dipendente. L'alto numero di chiusure registrato, pero', dimostra quanto sia complicata la vita degli imprenditori debuttanti, soprattutto se non hanno potuto beneficiare di adeguata formazione, in particolare in un mercato cosi' asfittico come quello interno italiano. I dati di novembre 2013 dell'Istat sulle vendite al dettaglio parlano chiaro: -2,1% nei primi undici mesi dell'anno, variazione nulla (+0,0) rispetto ad ottobre. Siamo l'unico Paese tra i cosiddetti 'Big Five' d'Europa ad essere fermi sul fronte della domanda interna''. La crisi investe quasi tutti i settori merceologici.

Diminuiscono fortemente le imprese attive nel dettaglio moda e tessile, che vedono 9.803 chiusure, con un bilancio in perdita di 5.330 unita'. In particolare, si segnalano i saldi negativi tra gennaio e dicembre delle imprese attive nel commercio carburanti (-1.180), per quelle del commercio di giornali, riviste e periodici (-696), e anche per il dettaglio carni e ortofrutta (rispettivamente -780 e -146 unita'). Per quanto riguarda il saldo aperture/chiusure di imprese del commercio al dettaglio in sede fissa, la Sicilia registra il risultato peggiore, con la sparizione di 2.297 attivita' tra gennaio e dicembre. Al secondo posto si classifica invece la Campania (saldo di -2.099 imprese), seguita dal Lazio (-1.863).

did/

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