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pubblicato il 12/giu/2013 13:23

Confcommercio: solo nel 2036 recupero potere acquisto (ricerca)

(ASCA) - Roma, 12 giu - La dimensione raggiunta dalla caduta dei redditi e' tale che, se pure si riuscisse a tornare alle dinamiche di crescita pre-crisi, bisognerebbe comunque aspettare fino al 2036 per recuperare il potere d'acquisto perduto. Lo rileva una ricerca Confcommercio-Cer, presentata in occasione dell'assemblea della confederazione del commercio. Lo studio distingue tre diverse fasi. Il primo periodo - il piu' lungo ma anche quello piu' lontano nel tempo - va dal 1964 al 1992 ed e' caratterizzato da un trend crescente uniforme. In quei ventotto anni, la capacita' di spesa delle famiglie italiane aumento' di quasi il 200 per cento, con un incremento medio annuo del 4 per cento. La crisi finanziaria del 1992, accompagnata dall'avvio del primo, vero programma di stabilizzazione del bilancio pubblico, segna l'entrata nella seconda fase. A partire da quell'anno, che registro' una compressione dei redditi, e fino al 2007, si osserva un netto rallentamento delle dinamiche, con incrementi medi annui che si abbassano allo 0,5%. A seguito di questo rallentamento furono necessari ben dieci anni per recuperare i livelli di reddito del 1992.

La terza e piu' sfavorevole fase e' quella corrente. Il rallentamento interessa oggi anche i redditi nominali (cosa che non accadde nel 1992). La perdita di reddito non e' cioe' imputabile all'inflazione, ma al venir meno dei fattori di dinamica intrinseca che, nel tempo e in condizioni normali, dovrebbero sostenere la capacita' di spesa delle famiglie (l'aumento delle retribuzioni e dell'occupazione, la stabilizzazione della pressione fiscale e dei flussi di trasferimento pubblico etc.). In termini reali, il reddito e' in flessione ininterrotta dal 2008, con una contrazione cumulata dell'8.7% e una perdita complessiva di 86 miliardi di euro. Cio' significa che, a causa della crisi, ogni famiglia italiana ha registrato, in media, una riduzione del proprio potere d'acquisto di oltre 3.400 euro. Da qui il rinvio al 2036 per recuperare il potere d'acquisto perduto. Dunque, la deflazione dei redditi e' forse il principale elemento della depressione italiana. Le famiglie non solo si troveranno nell'impossibilita' di aumentare la propria spesa ma, cosa ancora piu' grave, si trovano nelle condizioni di dover rinunciare a una porzione non trascurabile degli acquisti effettuati negli anni passati. Ci stiamo cioe' muovendo col passo del gambero, andando indietro invece che in avanti.

red/rf

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