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pubblicato il 12/giu/2013 10:30

Confcommercio: l'economia italiana continua ad arretrare (ricerca)

(ASCA) - Roma, 12 giu - L'economia italiana continua ad arretrare. Il 2013 sara' il secondo anno consecutivo di flessione del Pil; il quarto dal 2007. Le prospettive di ripresa restano piu' deboli di quelle indicate nei documenti programmatici. Ci allontaniamo sempre piu' dal novero delle maggiori economie. Nella crisi il reddito pro-capite italiano si e' ridotto di 11 punti rispetto alla Germania, di 5 punti rispetto alla Francia, di 4 punti rispetto a Giappone e Stati Uniti. Lo rileva una ricerca condotta da Confcommercio e Cer in occasione dell'assemblea annuale della confederazione del commercio.

Dopo il 1992 si era ridimensionata la dinamica dei redditi reali; dal 2007 stanno regredendo anche i redditi nominali.

Il combinato di disposto di bassa produttivita', alta pressione fiscale e inflazione superiore alla media europea ha provocato una compressione cumulata del potere d'acquisto pari a 3.400 euro per ogni famiglia. Segnali virtuosi vengono tuttavia dalla finanza pubblica.

La chiusura della procedura per disavanzo eccessivo riconosce i progressi realizzati nel controllo dei saldi di bilancio.

Sono soprattutto gli andamenti della spesa a fornire indicazioni positive. Tra il 2010 e il 2013, le uscite primarie sono diminuite in media dello 0,6% e dell'1,8% in termini reali. E' un elemento di netta discontinuita' rispetto agli andamenti del passato. La stabilizzazione della spesa pubblica deve essere consolidata negli anni a venire, in quanto requisito indispensabile per allentare la morsa della pressione fiscale.

E' peraltro importante che la discussione su come orientare la manovra di bilancio in senso favorevole alla crescita non si esaurisca nell'identificazione di interventi caratterizzati da specificita' settoriali o nell'utilizzo di misure di breve periodo. Occorre piuttosto approntare una strategia capace di sciogliere l'intreccio vizioso che avvita la cattiva congiuntura alla tendenza declinante della nostra economia. Cio' che va tracciato e' un percorso di medio-lungo periodo, che rimetta le imprese nelle condizioni di pianificare la propria attivita' di investimento e restituisca fiducia alle famiglie.

La prima leva di un simile programma dovrebbe essere la promessa di una progressiva ma continua riduzione della pressione fiscale. E' infatti essenziale avviare una politica capace di restituire potere d'acquisto alle famiglie, o quantomeno di non aggravarne la perdita.

red/rf/alf

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