venerdì 20 gennaio | 06:47
pubblicato il 08/ago/2014 11:26

Confcommercio: Italia ultima in UE su crescita Pil pro capite da 17 anni

(ASCA) - Roma, 8 ago 2014 - Dopo la grave recessione del 2009, la quasi totalita' delle economie avanzate ha riavviato, seppure con qualche difficolta', il processo di crescita bruscamente interrotto. ''Certamente le economie europee hanno dimostrato una maggiore fragilita' ed una minore reattivita' allo shock ciclico per ritornare sui ritmi pre-crisi rispetto, ad esempio, all'area nordamericana o agli emerging markets asiatici, e dunque e' senz'altro vero che i problemi di crescita riguardino, nel complesso, tutta l'Europa''. Ma all'interno del contesto europeo, il problema dell'incapacita' di ritornare su un sentiero di sviluppo resta, purtroppo, una specificita' tutta italiana, formatasi gia' prima della recessione del 2008, che allontana il nostro paese dalle altre principali economie dell'eurozona Se si guarda infatti al periodo tra il 1996 ed il 2007, il reddito reale pro capite degli italiani e' cresciuto cumulativamente meno del 15%, circa cinque punti in meno di Francia e Germania, dieci punti in meno della media dell'eurozona, meta' della crescita degli Usa e quasi due terzi in meno di quella registrata nel Regno Unito.

Questo modesto capitale accumulato, rispetto alla performance dei paesi indicati, si e' poi rapidamente dissolto nel corso del periodo successivo, tra il 2008 e il 2013, evidenziando una riduzione del Pil pro capite di circa 11 punti percentuali, a causa dello shock recessivo da cui la nostra economia non sembra in grado di riprendersi, soprattutto se si considera che nell'ultimo quinquennio la Germania ha evidenziato una crescita di oltre il 4%, la Francia ha contenuto la perdita in un margine di circa 2 punti percentuali, l'eurozona ha accusato una flessione del 3,5%, il Regno Unito una perdita pari alla meta' di quella italiana e gli Usa hanno mostrato un incremento positivo, ancorche' modesto, di circa l'1%.

''Queste valutazioni meccaniche dovrebbero portare a riconsiderare l'idea che l'euro sia il problema del nostro paese. I difetti strutturali di crescita dell'Italia sono precedenti alla moneta unica e largamente ne prescindono. E' invece corretto affermare che l'euro ha messo a nudo le suddette debolezze strutturali che hanno prodotto effetti perniciosi in concomitanza con la crisi mondiale cominciata alla fine del 2007''. did/

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