lunedì 16 gennaio | 19:10
pubblicato il 12/giu/2013 10:30

Confcommercio: aumento Iva penalizzerebbe fasce basse (ricerca)

(ASCA) - Roma, 12 giu - La sterilizzazione dell'aumento dell'Iva costituisce una priorita'. Le ragioni a favore di uno spostamento della tassazione dalle persone alle cose hanno, infatti, chiari elementi di debolezza. L'aumento dell'Iva - rileva uno studio Confcommercio/Cer - determinerebbe pronunciati effetti regressivi. Sostituire una minore Irpef con una maggiore Iva penalizzerebbe le famiglie comprese nel primo 50% della distribuzione del reddito, con perdite comprese fra 200 e 50 euro per nucleo familiare. Se la sterilizzazione dell'Iva fosse stata decisa gia' in sede di legge di stabilita', ne avrebbero tratto vantaggio le famiglie del primo 30% della distribuzione del reddito. Per le famiglie meno abbienti e gli incapienti, il vantaggio sarebbe arrivato quasi al 2% del reddito disponibile.

Urgente - secondo la ricerca - sembra la verifica sulle modalita' di attuazione del federalismo fiscale. Non vi sono evidenze delle auspicate compensazioni fra livello centrale e locale. Dal 1992 a oggi, la spesa corrente primaria delle Amministrazioni centrali e' aumentata del 112%, quella delle Amministrazioni locali e' cresciuta del 126%.

La dinamica delle entrate ha inseguito quella delle spese.

Le imposte riconducibili alle Amministrazioni centrali hanno registrato, nello stesso periodo, un incremento del 106%; il gettito dei tributi prelevati a livello locale e' aumentato del 290%. L'auspicata riduzione della pressione fiscale non sembra possa prescindere da un maggiore coordinamento fra le politiche tributarie attuate ai diversi livelli di governo.

Una seconda leva da attivare si rivelera' quella del mercato del lavoro. La riforma contemplata dalla legge 92/2012 non sembra infatti in grado di accompagnare le profonde ristrutturazioni che la crisi sta imponendo al sistema produttivo italiano. Gia' oggi, d'altronde, la riforma si sta mostrando poco efficace, dal momento che il tentativo di aumentare la quota di lavoro indeterminato si scontra con la realta' della recessione e con i bisogni fisiologici delle imprese.

red/rf/alf

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