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pubblicato il 22/mag/2013 12:08

Confcommercio: ancora nessuna donna presidente Camere Commercio (1 upd)

(ASCA) - Roma, 22 mag - La bassa presenza femminile negli organi di governo delle Camere di commercio rappresenta un'anomalia soprattutto alla luce del contributo sempre piu' dinamico e vitale che le donne danno allo sviluppo economico e produttivo. A maggio 2013, secondo la ricerca Censis-Terziario Donna Confcommercio, risultano risiedere nei consigli delle Camere di commercio 280 donne, per una incidenza sul totale dei consiglieri del 10,2%; di queste, solo 54 hanno avuto accesso al ruolo di membro di giunta, portando la presenza femminile in quello che rappresenta il vero e proprio ''organo di governo'' camerale al 6,5%. E tra i 103 presidenti non vi e' alcuna donna. Ancora, l'11,7% delle Camere di commercio ha un consiglio composto di soli uomini, mentre la maggioranza - il 50,5% - ha una quota di donne, compresa tra l'1% e il 10%; e se nel 29,1% la presenza femminile oscilla tra il 10% e 25%, solo nell'8,7% dei casi questa supera la soglia del 25%. Quanto alla composizione delle giunte camerali: nel 57,8% dei casi queste sono interamente maschili, nel 26,5% vi e' una presenza femminile tra l'1% e il 15%, e solo nel 15,6% si supera il 15%; e sono davvero rarissimi i casi (2,9%) in cui le donne arrivano a rappresentare piu' di un quarto (25%) dei membri della giunta. Proprio per incoraggiare una cultura di pari opportunita', il legislatore e' intervenuto prevedendo con il D.L. n. 23 del 2010 di riforma del sistema camerale l'introduzione negli statuti di norme volte ad assicurare condizioni di parita' tra uomini e donne. A tre anni di distanza dall'approvazione della legge e a seguito del regolamento ministeriale dell'agosto 2011, e nel rispetto delle naturali scadenze consigliari, al minimo in 17 Camere di commercio si e' provveduto al rinnovo degli organi secondo la nuova disciplina ed in 5 sono attualmente in corso le procedure.

Cio' non toglie, pero', che laddove la norma ha avuto modo di essere applicata, l'impatto e' stato importante. Nelle ''nuove camere'' oltre a non esservi alcun caso di consiglio composto da soli uomini, piu' della meta' (52,9%) vede una presenza femminile superiore al 25%. Nel 35,3% questa invece si aggira tra il 10% e 25%, mentre ''solo'' nell'11,8% dei casi, scende sotto tale soglia. E' una situazione del tutto opposta rispetto ai consigli rinnovati secondo le vecchie norme, dove in nessun caso la quota di donne supera il 25%, e solo in un quarto (27,9%) oscilla tra il 10% e 25%, mentre nella maggioranza si colloca al di sotto di tale media: il 14% di questo gruppo numeroso di camere di commercio ha dei consigli composti da soli uomini, il 23,3% vede una presenza femminile compresa tra l'1% e il 5% e il 34,9%, tra il 5% e 10%.

In generale si puo' considerare che la nuova legge ha portato ad un incremento di circa 16,3 punti percentuali della presenza femminile nei consigli, passata dal 7,5% dei ''vecchi'' al 23,8% dei nuovi. Un passo in avanti, che con le prossime scadenze consigliari potra' assicurare una crescente e progressiva presenza della componente femminile cosi' da garantire e valorizzare il contributo delle donne ai processi di crescita e di sviluppo economico. Pur favorendo l'estensione della partecipazione femminile agli organi consiliari, la normativa non riesce ad incidere su quello che resta uno nodi piu' ostici nella promozione di una vera e propria parita' di opportunita' di genere, ed e' l'accesso ai ruoli di vertice veri e propri. Non solo tra i presidenti delle nuove giunte non vi e' alcuna donna, ma anche la capacita' di arrivare in giunta resta fortemente ostacolata: se nelle vecchie giunte, il 5,4% dei membri era donna, nelle nuove non si registrano miglioramenti cosi' rilevanti, visto che la percentuale sale ''solo'' al 12,8%. Il quadro nazionale appare fortemente disomogeneo a livello territoriale, lasciando emergere rarissimi casi in cui la risorsa femminile appare valorizzata (prevalentemente al Nord, e in Piemonte) e troppi in cui, al contrario, questa appare particolarmente penalizzata, non essendo consentito alcun accesso alle donne agli organi di governance camerali.

In generale mentre al Nord-Ovest la presenza delle donne nei consigli delle Camere di commercio si colloca mediamente al 13,1%, per scendere all'11,7% al Centro e al 10,4% al Nord-Est, al Sud, dove pure l'imprenditoria femminile mostra elementi di vitalita' estremamente accentuati, questa si attesta su un 6,8%. Piu' ampio e' il divario se si osserva la capacita' delle donne di accedere a ruoli di vertice: se al Centro e al Nord, questa oscilla attorno ad un dato medio che va dal 7,1% del Nord-Est al 7,9% del Nord-Ovest all'8,4% del Centro, al Sud su 100 membri di giunta solo 3 sono donne.

Se la normativa ha avuto il merito di ampliare le opportunita' di acceso alle donne agli organi di governo camerali e' pero' vero che la ''salita al ponte di comando'' resta ancora difficile. L'indagine condotta presso 103 consigliere, a cavallo tra aprile e maggio, mostra infatti come abbiano un livello di studio elevato (il 40,2% sono laureate); il 30,5% abbia piu' di 55 anni, e solo il 22,5% meno di 45. Hanno spesso una storia di impegno e partecipazione lunga alle loro spalle che le ha portate, nella quasi totalita' dei casi, a rivestire ruoli importanti alla guida delle rispettive associazioni, sia a livello locale (85%) che nazionale (38,3%). Un'esperienza che si e' svolta pero' sempre nell'ambito dell'associazionismo, non solo di categoria (il 42,4% ricopre un ruolo nelle associazioni di volontariato); raramente pero' le donne si sono cimentate su un terreno, come quello della politica attiva, che pure avrebbe potuto essere il naturale complemento del loro processo di empowerment. Le donne che accedono ai ruoli camerali sanno di non avere nulla da invidiare ai loro colleghi - sono preparate, pragmatiche ed operative, autonome - e di avere tante frecce al proprio arco; ma sono consapevoli al tempo stesso di avere poca confidenza con quei meccanismi che tanto peso hanno nel determinare l'accesso ai veri e propri ruoli di comando. Ben il 47,1% indica al primo posto, tra i principali ostacoli che si frappongono all'esercizio della loro funzione, proprio il doversi confrontare con logiche politiche che non appartengono a loro ma che sono pero' cosi' endemiche al funzionamento del sistema. La maggioranza delle intervistate riconosce l'inequivocabile valore di interventi e normative volte a favorire la loro presenza nei posti che contano e il 28,7% valuta molto positivamente le novita' introdotte dalla riforma delle Camere di commercio, mentre ben il 33,7% resta tendenzialmente tiepida nel valutarne gli effetti. Del resto, alla fine, solo il 23,5% reputa che nel sistema di governo camerale, dove pure sono presenti, sia garantita un'effettiva opportunita' tra uomini e donne; la maggioranza (il 76,5%) pensa infatti, al contrario, che non basta mettere le donne nei consigli, se poi e' precluso l'accesso ai ruoli piu' importanti. E' per questo che dalle rappresentanti femminili che risiedono ai vertici delle istituzioni camerali si leva un coro di voci, convinto e appassionato, che chiede un impegno e un lavoro profondo perche' a tutti i livelli delle strutture di rappresentanza e delle istituzioni si adottino meccanismi ''di reclutamento'' che mettano al centro, piu' che il rispetto di quote o indici, il merito e le competenze.

red/did/

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