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pubblicato il 04/nov/2015 18:27

Clima, Realacci: COP21 non sarà fallimento come Copenaghen

Green Economy e comportamenti, importante enciclica Francesco

Clima, Realacci: COP21 non sarà fallimento come Copenaghen

Roma, (askanews) - La COP 21, la conferenza mondiale sul clima è ormai alle porte. L'appuntamento è a Parigi a fine mese. Per fare il punto sulle attese della COP21, con focus sulle posizioni italiane, askanews ha intervistato il presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci, che è anche presidente della Fondazione Symbola. Cominciamo dallo stato di salute della Terra:

"I cittadini hanno imparato a riconoscere i segni, i fenomeni meteorologici estremi si sono accentuati molto. In Italia dagli anni '70 sono aumentati del 900%. Si tratta di fenomeni il cui impatto su territori già compromessi per altri fattori producono danni e lutti. Nel mondo la situazione è ancora più complicata, addirittura il presidente Obama in una recente intervista ha evidenziato come la stessa tensione in Siria sia legata a lunghi anni di siccità nell'area".

Alla COP21 di Parigi sarà la Cina sotto i riflettori?

"In passato gli accordi sul clima sono stati sostenuti dall'Europa, Kyoto è rimasta in piedi perchè l'Europa si è impegnata ed ha fatto la sua parte, gli altri si sono sfilati. Oggi sia Usa sia Cina per motivi diversi spingono per politiche più avanzate. Obama vuole addirittura fare di questo il segno della fine della sua presidenza. La Cina ha enormi problemi ambientali ma sta provando a cambiare rotta. L'anno scorso, con una crescita "solo" del 7%, ha comunque diminuito dell'1% le emissioni di CO2. Una buona premessa affinchè Parigi non finisca come Copenaghen, dove la COP è stato un fallimento. Ma credo che l'orgoglio nazionale francese non permetterà un fallimento, e l'Europa deve essere con i francesi in questo".

L'Italia che ruolo potrà giocare?

"L'Italia è in Europa e in Europa ha giocato sempre nella parte positiva dello schieramento. Ed aggiungo che l'Italia anche senza politiche ambientali, che comunque ha avuto, ha cromosomi che vanno nella giusta direzione. E' un Paese che è abituato da secoli a lavorare in assenza di materie prime. La nostra economia è portata a produrre qualità, bellezza, a consumare più intelligenza che energia e materie prime. Nei vari settori dell'economia italiana c'è uno spread green positivo. Nonostante arretratezze evidenti, come la terra dei fuochi o i bassissimi livelli di raccolta differenziata della Sicilia, siamo ad esempio il Paese in Europa che recupera più materie prime, 25 milioni di tonnellate l'anno, più dei tedeschi".

In Italia, secondo i dati del rapporto Fondazione Symbola-Unioncamere, grazie alla green economy si possono calcolare 102 miliardi di euro di valore aggiunto e 3 milioni di green jobs:

"Abbiamo fatto un lavoro per cercare nell'Italia che c'è le tracce del futuro. Dall'inizio della crisi quasi un quarto delle imprese italiane ha investito in green economy. In tutti i settori, questo 25% di imprese risulta essere quello che più esporta, il doppio degli altri, e più crea posti di lavoro. Nell'anno in corso il 60% dei posti di lavoro nuovi sono legati direttamente o indirettamente all'ambiente, per chi fa ricerca e sviluppo siamo oltre il 70%. E sono accaduti dei cambiamenti clamorosi, era impensabile pochi anni fa immaginare che il 40% deell'energia elettrica prodotta in Italia sarebbe potuto arrivare da fonti rinnovabili. Questo spesso è legato agli stessi comportamenti che cambiano. Straordinaria importanza per questo penso abbia avuto l'enciclica del Papa, che tra le tante ci dice soprattutto due cose, non si può affrontare il tema ambientale se non si parla anche di finanza o di esclusione, di economia ed al tempo stesso non si può affrontare se non si inquadrano i grandi temi e non si parla di comportamenti. Mai vista un'enciclica in cui si parlasse di raccolta differenziata o di car sharing. Quel tipo di economia a me piace pensare che assomigli di più all'economia italiana che ad altre economie".

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