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pubblicato il 25/feb/2013 12:00

Carne equina/ Ikea blocca polpette in 16 paesi Ue, anche Italia

Dopo allarme Repubblica Ceca, nuovi test risultati attesi a breve

Carne equina/ Ikea blocca polpette in 16 paesi Ue, anche Italia

Roma, 25 feb. (askanews) - Scoppia un altro caso in Europa sulla presenza di carne di cavallo in prodotti alimentari: stavolta coinvolge il gigante dei mobili Ikea, che ha deciso di bloccare a scopo cautelare la vendita delle sue popolari polpettine in 16 paesi dopo che le autorità della Repubblica Ceca hanno affermato di avervi rinvenuto tracce di carne equina. Ma il gruppo rivendica che solo due settimane fa, quando si era già creato allarmismo in Europa per altri casi di carne equina non segnalata in vari prodotti di altri marchi, aveva autonomamente effettuato analisi su diversi tipi dei suoi preparati "senza rinvenire traccia di Dna" di cavallo. Ora sta rapidamente operando nuove analisi sui lotti segnalati dalle autorità Ceche, e i risultati sono attesi a breve. Intanto sono state bloccate le vendite di polpette - appartenenti allo stesso lotto messo sotto i riflettori dalle autorità ceche - in Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Italia, Olanda, Belgio Spagna, Grecia, Cipro, Irlanda, oltre a Svezia e Danimarca. Anche in Romania è stato deciso di fermare le vendite di questo prodotto, che Ikea vende sia già cotte, nei ristoranti dei suoi mega punti vendita, sia nei negozi alimentari in pacchi surgelati da 1 kg. Nella penisola, Ikea Italia, su decisione dell'amministratore delegato Lars Peterson, ha affermato di aver bloccato tutti i lotti di polpette a tutela dei consumatori. Anche in questo caso sono state avviate analisi e si spera di ottenere i primi risultati in poco tempo, questione di giorni. Intanto l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha riferito che sta "seguendo attentamente" i casi di prodotti contenenti carne di cavallo non indicata in etichetta, ma ricorda che nel sistema di sicurezza dell'Unione europea le decisioni sono di competenza dei singoli Stati membri e della Commissione europea. Inoltre l'ente, che ha sede a Parma, ricorda che al momento i casi di contaminazione sono solo un problema di falsa etichettatura: rischi per la salute al momento non ne sono stati segnalati.

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