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pubblicato il 18/lug/2013 15:11

Carlo Felice: Fials, si' a solidarieta' ma fateci lavorare

(ASCA) - Torino, 18 lug - La proposta di accordo per un altro anno di contratti di solidarieta' al 40% al Carlo Felice di Genova e' stata firmata ieri sera nella sede di Confindustria Genova dai vertici del teatro con Cgil-Cisl-Uil e Snater. Ma la Fials il sindacato autonomo piu' rappresentativo fra gli orchestrali genovesi, non ci sta. E in vista dell'assemblea che dovra' ratificare l'intesa pone le sue condizioni: un piano industriale triennale di comprovata sostenibilita' economico finanziaria, l'impegno di tutte le parti istituzionali a fornire precise garanzie sul futuro del Teatro e dei suoi lavoratori, la possibilita' di lavorare a tempo pieno in vista dell'incremento produttivo auspicato per l'intero settore dal Ministro dei beni culturali Massimo Bray. Queste, in sintesi le condizioni per un possibile ulteriore contributo economico da parte dei dipendenti al contenimento della grave crisi economico finanziaria che grava sulla Fondazione lirica genovese. Contributo che pero', secondo la Fials, non puo' assolutamente configurarsi nella nuova tranche di contratti di solidarieta' (Cds): ''Noi siamo disponibili a fare ulterori sacrifici economici - dice all'Asca Nicola Lo Gerfo segretario provinciale Fials - a patto che ci sia consentito di lavorare di piu'. Non vogliamo che venga ridotta la produzione''.

''I due anni di applicazione dei Cds (2011 e 2012, ndr) - spiega Lo Gerfo - hanno ampiamente confermato l'inadeguatezza di uno strumento modellato su realta' lavorative completamente differenti dalla nostra. Un conto, infatti, e' la situazione di un'azienda manifatturiera che si trova ad affrontare una temporanea crisi di mercato: in questo caso, gli ammortizzatori sociali come i Cds hanno la benemerita funzione di scongiurare licenziamenti altrimenti inevitabili; altra cosa e' un'Istituzione, quale un teatro lirico, che nasce non per conseguire profitti economici, ma per fornire alla societa' un servizio artistico e culturale, e che a tale scopo e' sostenuta dallo Stato e dagli enti locali, al punto che il contributo pubblico piu' consistente - la quota proveniente dal Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo) - viene erogato anche in ragione di quanto prodotto''. ''Nella fattispecie - prosegue Lo Gerfo - l'applicazione dei Cds, che, secondo il piano industriale presentato dal Consiglio d'Amministrazione, avrebbe dovuto garantire in due anni un avanzo gestionale di 10,8 milioni, cosi' da abbattere il debito pari a circa 17 milioni per poi azzerarlo nel 2013, non ha minimamente centrato tale obiettivo; causando invece, come temevamo, ricadute estremamente negative sulla produzione, con sole 64 aperture di sipario l'anno al penultimo posto, davanti soltanto al Petruzzelli di Bari nella classifica nazionale, sul numero di spettatori, sugli incassi e, conseguentemente, sulla quota del Fus, diminuita di circa 650mila euro''. ''La situazione del Carlo Felice, per quanto grave - osserva Lo Gerfo - e' in linea con la crisi che investe l'intero settore, dovuta in massima parte ai ripetuti tagli sui contributi statali operati dagli ultimi governi; con l'aggravante, nel nostro caso, di una sostanziale latitanza della politica e delle istituzioni locali, dal sindaco e presidente della Fondazione Marco Doria, al Consiglio d'Amministrazione e all'attuale Sovrintendente Giovanni Pacor, incapaci tanto di avviare una strategia di salvezza e rilancio, quanto di tutelare una delle massime istituzioni musicali del nostro Paese rispetto a decisioni governative talora singolarmente penalizzanti''.

''Negli ultimi anni - prosegue il segretaio Fials - i lavoratori del nostro teatro hanno dovuto subire una rapida successione di eventi traumatici: dal commissariamento deciso nel 2008 sulla base di imprecisate criticita' gestionali, passando dalla liquidazione del Fondo pensione integrativo aziendale, caso forse senza precedenti in Italia, per finire proprio con l'applicazione dei Contratti di Solidarieta', che, come si e' visto, a fronte del sacrificio economico sostenuto dai Lavoratori non ha apportato alcun beneficio''.

''La strada maestra - conclude Lo Gerfo - non puo' che passare per l'elaborazione di un piano triennale sostenibile, soprattutto alla luce dell'inattesa apertura del Ministro Bray, che si e' impegnato ad assumere provvedimenti di sostegno immediato in favore delle Fondazioni in crisi che siano in grado di presentare un piano siffatto entro il vicinissimo termine del 30 luglio. Ci appelliamo quindi a tutte le parti in causa affinche' non lascino colpevolmente cadere un'occasione del genere.'' Di tutt'altro avviso il Sindaco Doria, che ha gia' fatto sapere che il piano triennale rappresenta un obiettivo ''velleitario'', e e ha insistito deciso sui Cds. ''Il Carlo Felice deve poter fornire un prodotto culturale in ambito regionale - ha detto di recente Doria alle pagine locali Repubblica - e per questo dovra' dotarsi di una societa' di servizi che fornira' questo tipo di prestazioni in grado di generare ricavi, guardando anche piu' in la' della regione.

Penso al proposito a una cooperazione piu' radicata con il Regio di Torino, ma anche con Nizza. Questo per cominciare''.

E ha gia' dichiarato, questa volta al Corriere Mercantile, che se dovesse saltare l'accordo sui contratti di solidarieta' il cda potrebbe decidere la disdetta unilaterale del contratto integrativo e l'avvio di un certo numero di prepensionamenti. Ma la Fials insiste: ''Negli ultimi due anni - ammonisce Lo Gerfo - i lavoratori ci hanno rimesso 4,4 milioni; ora ci chiedono nuovi sacrifici senza offrire alcuna garanzia. Il risultato sara' semplicemente quello di uccidere il nostro Teatro e, con esso, un incalcolabile patrimonio artistico, culturale, professionale e storico. Ci dicano se e' questo cio' che vogliono''.

eg/mar/bra

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