domenica 11 dicembre | 00:18
pubblicato il 27/giu/2016 16:06

Brexit, l'industria dell'auto in allarme su spettro dazi

Il 78% dell' export automotive britannico verso i paesi Ue

Brexit, l'industria dell'auto in allarme su spettro dazi

Roma, 27 giu. (askanews) - L'industria dell'auto è probabilmente l'emblema della nuvola di incertezza che avvolge il dopo Brexit. Tra i produttori delle quattro ruote è scattato l'allarme dopo il voto per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Sul settore auto gli effetti della Brexit potrebbero essere molto pesanti con ripercussioni sull'intera economia britannica ed europea. Dopo le banche l'industria auto accusa tra i maggiori ribassi sui mercati azionari, a partire dagli indiani di Tata Motors fino a Volkswagen e Peugeot.

Il Regno Unito ha perso da decenni la proprietà dei costruttori d'auto che hanno scritto la storia. Ma l'industria automotive britannica continua a generare numeri importanti per il pil e l'occupazione dell'isola. Oltre 70 miliardi di sterline di giro d'affari, quasi 800mila occupati comprendendo l'indotto, oltre 1,5 milioni di veicoli e 2,4 milioni di motori prodotti che ne fanno il quarto paese in Europa dopo Germania, Francia e Spagna.

Il settore auto è il terzo in Gran Bretagna in termini di valore all'export con 50,7 miliardi di sterline (l'11% del totale), superato solo da metalli preziosi e macchinari e motori. Circa l'80% della produzione britannica di auto è destinata all'export e il 68% è diretto verso i paesi dell'Unione Europea. La Gran Bretagna è anche un rilevante mercato per il resto del mondo (il terzo in Europa in termini di auto vendute) con importazioni che superano i 70 miliardi di sterline.

Da alcuni giorni si moltiplicano gli appelli di manager dell'industria dell'auto mondiale affinché il negoziato tra Londra e Bruxelles mantenga le attuali condizioni scongiurando l'introduzione di dazi doganali sul mercato delle quattro ruote. L'export di auto made in Britain potrebbe essere penalizzato con dazi di almeno il 10% e lo stesso anche sulla componentistica. Gli analisti di Investor Alley hanno indicato le tre azioni americane da vendere dopo la Brexit e tra queste figurano Ford e Penske Automotive. Gli indiani di Tata (prprietari di Jaguar e Land Rover) stimano un calo dei profitti per un miliardo di sterline all'anno.

Ci sono anche effetti indiretti come la svalutazione della sterlina. Secondo Barclays produttori come GM e Ford ridurranno il risultato operativo rispettivamente di 25 e 48 milioni di dollari per ogni punto percentuale di deprezzamento della divisa britannica. "L'uscita della Gran Bretagna dall'Ue non è auspicabile per il nostro business" ha affermato General Motors in un comunicato prima del referendum.

La questione infatti è che l'industria dell'auto britannica è in larga parte di proprietà estera. I 26 stabilimenti che producono auto e veicoli commerciali in Gran Bretagna sono quasi tutti di produttori esteri. Quasi un terzo della produzione auto britannica è firmata Tata Motors con gli storici marchi Land Rover e Jaguar e una produzione di quasi 500mila auto l'anno. Poi l'esercito giapponesi guidato da Nissa (secondo produttore in Gran Bretagna). Sfiora le 200mila unità la produzione della Toyota a Burnaston mentre la Honda l'anno scorso ha prodotto 120mila auto nell'impianto di Swindom. Poi tra i big figurano la Bmw con la Mini produce oltre 201mila auto, quasi 100mila le Vauxhall del gruppo Opel/GM che escono dallo stabilimento di Ellsmere Port.

I tedeschi sono tra i più allarmati. Oltre a Bmw nel Regno Unito gli stabilimenti auto, motori e componentistica di proprietà tedesca sono un centinaio e comprendono Volkswagen e Daimler con brand come Bentley, la Mercedes F1, Rolls-Royce. Inoltre la Gran Bretagna rappresenta il principale mercato estero per i costruttori tedeschi con circa 800mila auto.

Lo spettro dell'introduzione dei dazi doganali preoccupa l'industria asiatica e in particolare quella giapponese. La Toyota prima del referendum ha inviato una lettera ai dipendenti britannici sottolineando che l'accesso libero e aperto al mercato europeo è di "fondamentale importanza per il nostro business in Gran Bretagna". Toyota esporta il 90% della produzione auto nel Regno Unito e tre auto su quattro sono vendute nei paesi dell'Unione europea.

Quasi 1.400 aziende nipponiche sono presenti in Gran Bretagna e oltre il 40% appartengono al settore manifatturiero con insediamenti produttivi che garantiscono la coperura dell'intero mercato europeo.

TAG CORRELATI
Gli articoli più letti
Francia
Francia, è penuria di tartufi e i prezzi volano alle stelle
Petrolio
Scatta la prima stretta globale all'offerta di petrolio da 15 anni
Brexit
Dijsselbloem dice che dalla Brexit non nascerà una nuova "City" Ue
Altre sezioni
Salute e Benessere
Orecchie a sventola, clip rivoluziona intervento chirurgico
Enogastronomia
Furono i sardi i primi a produrre vino nel Mediterraneo
Turismo
Confesercenti: alberghi prenotati al 75% per Ponte Immacolata
Lifestyle
Giochi, Agimeg: nel 2016 raccolta supera i 94 miliardi (+7,3%)
Moda
Per Herno nuovo flagship store a Seoul
Sostenibilità
All'Isola della Sostenibilità il mondo dell'economia circolare
Efficienza energetica
Natale 2016, focus risparmio energetico e trionfo regalo Hi-tech
Scienza e Innovazione
Le tecnologie spaziali che aiutano la sostenibilità
Motori
Flash Mob ai Fori per Amatrice con la Ferrari del record in Cina