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pubblicato il 17/mag/2016 18:45

Brasile, nuovo capo Banca centrale deve ristabilire credibilità

Nominato Goldfajn, uno degli architetti della riforma del real

Brasile, nuovo capo Banca centrale deve ristabilire credibilità

Roma, 17 mag. (askanews) - Israeliano di nascita, statunitense di formazione ma veterano dell'economia del Brasile, dove ha contribuito alla riforma del real a inizio secolo, che era riuscita a sconfiggere l'iperinflazione. Questo l'identikit di Ilan Goldfajn, nominato governatore della Banca centrale dal governo del presidente ad interim Michel Temer.

Nomina che dovrà essere ratificata dal Senato, ma l'esito positivo appare scontato. Meno scontato è il compito che il banchiere si trova ad affrontare: ricostruire la reputazione della politica monetaria brasiliana, dopo che questa è stata di fatto minata dal suo predecessore, Alexandre Tombini, che dalla nomina nel 2011 non ha mai rispettato gli obiettivi ufficiali di inflazione, per giunta a livelli elevati: 4,5 per cento.

Lo scorso gennaio invece il caro vita ha raggiunto i massimi da 13 anni a questa parte, al 10,71 per cento. Mentre il Brasile sta attraversando una recessione economica tanto pesante quanto inattesa e, come se non bastasse, è piombato in una crisi politica con la procedura di destituzione della presidente Dilma Rousseff.

A scegliere Goldfajn - attualmente capo economista della banca Itau Unibanco - è stato il ministro delle finanze Henrique Meirelles, già governatore della Banca centrale e considerato un falco del monetarismo. "Vanta una visione ampia sull'economia, oltre alle esperienze che ha già fatto", ha detto. Goldfajn è stato direttore generale alla stessa banca centrale dal 2000 al 2003, nel pieno della riforma del real.

Nato in Israele 50 anni fa, dopo un dottorato al Mit, ha lavorato anche alle Nazioni Unite, alla Banca Mondiale e al Fondo monetario internazionale. Uno dei suoi primi compiti sarà decidere il da farsi con i tassi, che per combattere l'iperinflazione in Brasile sono stati portati fino al 14,25 per cento a metà 2015, con una manovra relativamente velocemente. Si tratta di uno dei livelli più alti al mondo, mentre il 2015 si è chiuso con un calo del Pil del 3,8 per cento e una disoccupazione che ha raggiunto l'11 per cento.

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