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pubblicato il 04/set/2015 15:04

Borse di nuovo giù dopo dati Usa, Milano -3%, dollaro volatile

Cifre non abbastanza nere da impedire rialzo tassi Fed

Borse di nuovo giù dopo dati Usa, Milano -3%, dollaro volatile

Roma, 4 set. (askanews) - Forti oscillazioni del dollaro sul mercato dei cambi e volatilità delle Borse, dopo che gli attesi dati sul mercato del lavoro degli Usa hanno fornito indicazioni contrastanti. L'euro è prima sceso fino 1,1090 dollari, poi ha ritracciato e nel pomeriggio si attesta a 1,1136, vicino ai livelli attorno a cui fluttuava prima della diffusione dei dati americani. Le Borse europee hanno prima ridotto in maniera consistente le perdite, ma successivamente sono tornate a calare marcatamente. Nel pomeriggio a Milano il Ftse-Mib cade del 3,11 per cento, Parigi segna meno 2,24 per cento, Francoforte meno 2,40 per cento, Londra meno 1,80 per cento.

Il numero di nuovi posti creati ad agosto, 173 mila è stato decisamente deludente, ma al tempo stesso il tasso di disoccupazione è sceso ancora, al 51 per cento dal 5,3 per cento, sui minim i dall'aprile del 2008, anche a riflesso di dati rivisti in meglio sui posti creati nei mesi precedenti.

La rilevanza dei dati sul lavoro era particolarmente accentuata per le possibili ripercussioni sulle decision di ella Federal Reserve, la Banca centrale americana. Il 16 e 17 settembre si terrà la prossima riunione del direttorio e da settimane si ipotizza che possa sfociare in un primo rialzo dei tassi sul dollaro.

Tuttavia, secondo alcuni analisti un valore particolarmente deludente sul versante occupazionale, nella fattispecie se i nuovi posti fossero risultati significativamente inferiori ai 200 mila, avrebbe potuto favorire un rinvio dell'aumento dei tassi. Al tempo stesso però il calo del tasso di disoccupazione riflette delle revisioni in meglio sulla creazione di nuovi posti nei mesi precedenti.

Di fatto, secondo alcuni osservatori le cifre di oggi non sono sufficientemente negative da aumentare in maniera inequivocabile le possibilità di un rinvio. Quindi resta l'ipotesi di un aumento sui tassi Usa alla riunione della Fed del 17 settembre. Il tutto all'indomani di una seduta invece rialzista, sulla scia dei messaggi di possibile aumento degli stimoli monetari lanciati ieri dal presidente della Bce, Mario Draghi.

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