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pubblicato il 15/mar/2016 13:58

Bioplastiche ed economia circolare per salvarci dal marine litter

Ricercatori e imprese contro l'inquinamento delle acque

Bioplastiche ed economia circolare per salvarci dal marine litter

Milano (askanews) - Si chiama "marine litter" ed è uno dei killer più temibili del pianeta: si tratta dell'inquinamento di mari e oceani causato dai rifiuti di origine umana; la plastica prima tra gli altri. In Italia biologi e ricercatori di Ispra, Arpa regionali e del Cnr sono al lavoro da anni per definire dimensioni e dinamiche del fenomeno e per indicare possibili soluzioni.

Stefano Aliani, biologo dell'Istituto Scienze Marine del Cnr: "La plastica è la più grande parte dei rifiuti che si trovano in mare, questo per due motivi: uno, la produzione è molto grande, si parla di milioni di tonnellate prodotte ogni anno; l'altro motivo è che è persistente; un pezzo di legno dura in acqua uno, due, cinque anni, mentre la plastica dura per centinaia di anni e quindi tende ad accumulare".

In Asia, la superficie di alcuni fiumi o golfi non è più visibile perché interamente coperta dai detriti. E anche il Mediterraneo, senza arrivare a quegli estremi, si sta rapidamente avvicinando a un punto di collasso, come spiega Maria Cristina Fossi, ecotossicologa dell'Università di Siena: "Abbiamo riscontrato che circa il 70 per cento delle tartarughe marine Caretta Caretta che frequenta le coste tirreniche ha presenza di plastiche nello stomaco. Addirittura nel tonno siamo sul 30 per cento dei valori. Vuol dire che su 100 tonni 30 hanno frammenti di microplastiche nello stomaco".

Trovare una soluzione al problema è importante e urgente. Ma la strategia non è semplice. Sia perché i rifiuti vagano da costa a costa anche per migliaia di chilometri e necessitano quindi di interventi sovranazionali. Sia perché numerose sono le fonti di produzione dei rifiuti riversati in mare: solo il 20 per cento dei rifiuti deriva da attività svolte in mare, mentre il restante 80% arriva invece da terra. "Il futuro è in un nuovo scenario. Sostituire la plastica allo stato attuale non è realistico - prosegue Aliani - La soluzione è creare nuovi polimeri nuove molecole, una nuova chimica della plastica che ci permetta di gestire molecole nuove che abbiamo maggiore compatibilità. Allo stesso tempo sviluppare processi sia industriali sia di gestione per recuperare ciò che è stato prodotto. Quindi recuperare una gestione integrata in una economia circolare".

La doppia strategia di intervento indicata dagli scienziati è sempre più condivisa anche dalle industrie. Francesco Degli Innocenti, responsabile Ecologia dei Prodotti Novamont: "La risoluzione di questo problema passa da due strade. Una è l'educazione e informazione ambientale: deve diventare inaccettabile gettare plastiche in giro. L'altra strada è quella di migliorare la raccolta dei rifiuti: raccolta differenziata e riciclaggio.

La biodegradazione riducendo il tempo di permanenza diminunisce il rischio: quindi non è che un rischio viene annullato, ma viene ridotto di molto. Noi abbiamo fatto delle prove dove nel giro di un anno queste plastiche biodegradano".

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