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pubblicato il 01/feb/2012 05:10

Benetton/ Verso addio a Piazza Affari, Edizione pronta all'Opa

Ieri titolo sospeso, oggi si decide. La quotazione nel 1986

Benetton/ Verso addio a Piazza Affari, Edizione pronta all'Opa

Milano, 1 feb. (askanews) - Dopo 25 anni il gruppo Benetton si appresta a lasciare Piazza Affari. Una decisione definitiva verrà preso oggi quando si riunirà il consiglio di amministrazione della controllante Edizione, la finanziaria della famiglia di Ponzano Veneto, ma il comunicato diramato ieri lascia pochi dubbi. "Edizione ha allo studio il lancio di un'offerta pubblica di acquisto avente a oggetto i titoli della società non ancora in possesso, finalizzata al delisting - si legge nella nota - Gli organi competenti ad assumere la decisione di promuovere l'Opa si riuniranno" mercoledì 1 febbraio. Benetton, fondata nel 1965 dai fratelli Luciano, Gilberto, Giuliana e Carlo, debuttò in Borsa nel luglio 1986. Due anni più tardi sbarcò anche sul listino di Francoforte e nel 1989 a Wall Street, per poi uscire da entrambi nel 2008. Oggi il flottante a Piazza Affari è pari a circa il 30%: Edizione, holding di partecipazioni interamente posseduta dalla famiglia Benetton (che controlla anche Autogrill), possiede il 67% del gruppo di abbigliamento (che a sua volta possiede il 5,7% di azioni proprie). La società capitalizza in Borsa circa 670 milioni. Un'Opa sul flottante costerebbe, ai prezzi di lunedì 30 gennaio (3,7 euro), circa 175 milioni. Il titolo è stato sospeso ieri a Piazza Affari intorno alle 13, quando era arrivato già a guadagnare oltre il 9% (a 4,05 euro) spinto dai rumors di una fusione con Inditex, il gruppo spagnolo che controlla il marchio Zara. Voci smentite da un portavoce del gruppo veneto. Borsa Italiana ha successivamente prolungato la sospensione delle azioni fino ad oggi, quando si riunirà il cda di Edizione. Lunedì le azioni, in controtendenza rispetto al listino, erano già balzate del 13%. Intanto Benetton ha reso noto i dati preliminari dell'esercizio 2011: i ricavi sono pressochè stabili a 2,03 miliardi (-1% a cambi correnti) mentre l'utile netto è visto intorno ai 70 milioni rispetto ai 102 milioni del 2010 e l'indebitamento è salito a 550 milioni. Per il 2012, in conseguenza del maggior costo del debito, il risultato netto sarà soggetto a pressione, ha fatto sapere la società.

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