martedì 17 gennaio | 09:52
pubblicato il 06/set/2016 15:38

Bce si confronta con frenata Pil nonostante stimoli, giovedì board

Non attese variazioni tassi, alle 14 e 30 parla Draghi

Bce si confronta con frenata Pil nonostante stimoli, giovedì board

Roma, 6 set. (askanews) - Una crescita economica che rallenta pochi mesi dopo un potenziamento degli stimoli monetari all'economia non è lo scenario più esaltante possibile per un banchiere centrale. Eppure è proprio quello che si trova di fonte il Consiglio direttivo della Bce, che mercoledì sera torna a riunirsi a Francoforte, alla cena informale che precede l'incontro operativo sulle decisioni di politica monetaria.

La maggior parte degli analisti non prevede variazioni al costo del danaro, dopo che lo scorso marzo il principale tasso di rifinanziamento è stato azzerato mentre il tasso sui depositi custoditi per conto delle banche, già negativo, è stato portato al meno 0,40 per cento.

Né, in assenza di segnali preparatori in tal senso, sono attesi ulteriori potenziamenti delle massicce misure non convenzionali con cui da tempo ormai la Bce cerca di rivitalizzare l'economia, con l'obiettivo finale di favorire un ritorno dell'inflazione a valori di sicurezza (poco sotto il 2 per cento laddove ora è vicina a zero). In particolare la mole mensile del programma di acquisti di titoli di stato e privati, il quantitative easing che sempre a marzo era stata potenziata a 80 miliardi di euro dai precedenti 60 miliardi al mese.

Intanto Eurostat ha appena confermato il rallentamento della crescita economica, con il Pil dell'area euro aumentato dello 0,3 per cento nel secondo trimestre (quindi subito dopo l'ultimo potenziamento monetario) a fronte del più 0,5 per cento dei primi tre mesi. In Italia e Francia la crescita si è proprio azzerata. E in generale gli economisti temono che il secondo semestre, complici anche le conseguenze del voto pro Brexit, che però restano difficili da quantificare, si riveli più debole della prima metà dell'anno.

Diversi osservatori non escludono, ma nemmeno danno per scontato, una possibile proroga del Qe oltre la scadenza attuale, fissata al marzo del 2017. Un'altra ipotesi è che la Bce dia semplicemente segnali per preparare il terreno a future decisioni in tal senso. Ma si tratterebbe di una strategia potenzialmente insidiosa, visto che le aspettative dei mercati sono difficilmente gestibili e che quando montano ben oltre quello che poi sono le misure concrete che vengono sfornate ne risultano correzioni degli indici che possono rivelarsi particolarmente brutali e sgradite, come avvenuto in passate occasioni.

Un altro possibile problema sul tavolo dei banchieri centrali è quello dei titoli idonei ad essere acquistati, sulla base dei parametri attuali. Ad esempio oltre un titoli di Stato su due della Germania ormai non è acquistabile dalla Bce, dato che offre rendimenti inferiori al tasso sui depositi (-0,40%). L'istituzione potrebbe quindi rivedere questi parametri o avviare un processo di analisi per arrivare a questa revisione.

Le decisioni operative sono attese alle 13 e 45 di giovedì, successivamente, alle 14 e 30 il presidente Mario Draghi incontrerà i giornalisti per la consueta conferenza stampa operativa. Questi è stato particolarmente silenzioso nelle ultime settimane, anche prima del direttorio di luglio, forse anche a causa delle difficoltà nell'elaborare valutazioni sulle conseguenze dell'inatteso voto per la Brexit nel Regno Unito. Draghi non ha nemmeno partecipato al consueto incontro tra banchieri centrali a Jackson Hole, organizzato dalla Fed di Kansas City.

Nell'ultimo Consiglio, il 21 luglio scorso, il capo della Bce aveva rilevato che a questo direttorio sarebbero state disponibili anche le nuove previsioni su inflazione e crescita economica dei tecnici dell'istituzione.

Peraltro, buona parte dell'attenzione era stata magnetizzata dai problemi delle banche italiane, sotto tiro a causa dell'elevata mole di crediti deteriorati. Su questo versante la tensione si è in parte smorzata dopo la pubblicazione degli stress test, a fine luglio, e dopo che Mps, la banca più sotto pressione, ha varato un piano di smaltimento totale di queste poste, che tuttavia non è riuscito a evitare altri pesanti cali in Borsa. Tematiche su cui il capo della Bce potrebbe essere nuovamente interpellato.

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