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pubblicato il 11/mar/2016 15:04

Bce, il vicepresidente: "Solo noi possiamo rilanciare la crescita"

Constancio: pericoloso metter fuori gioco la politica monetaria

Bce, il vicepresidente: "Solo noi possiamo rilanciare la crescita"

Roma, 11 mar. (askanews) - I bilancio pubblici sono vincolati al rispetto delle regole europee. Le riforme non aiutano nell'immediato, o perfino possono momentaneamente aggravare il quadro. Di fronte a questa situazione l'unica arma spendibile è il bazooka della Bce e sarebbe "non solo sbagliato, ma pericoloso mettere fuori gioco la politica monetaria". A lanciare il monito è il vicepresidente Vitor Constancio, con un un intervento all'indomani della nuova manovra aggressiva varata dall'istituzione potenziando gli stimoli all'economia.

Nell'area euro "necessitiamo con urgenza di una crescita più elevata" che possa ridimensionare la sotto occupazione e l'economia che viaggia cronicamente a rilento. Al tempo stesso bisogna riportare l'inflazione a livelli accettabili "ricorrendo a tutte le misure di fatto disponibili. Chi altri - si chiede retoricamente Constancio - se non la politica monetaria?".

Il potenziamento del Quantitative easing e delle altre misure di stimolo sono stati decisi "in un momento in cui i media e i mercati davano voce al proprio scetticismo. Il ragionamento degli scettici muove in due direzioni: la politica monetaria, in primo luogo, non sarebbe adeguata a fronteggiare la tendenza attuale alla bassa crescita e, in secondo luogo, si dimostrerebbe comunque sempre più inefficace. L'idea che la politica monetaria da sola non sia in grado di incrementare la crescita tendenziale è perlopiù corretta ma banale".

"Il G20 ha sollecitato il ricorso ad altre politiche, in particolare riforme strutturali e di bilancio. Se da un lato il contributo di altre politiche sarebbe certamente desiderabile, dall'altro - nota il banchiere centrale - si possono nutrire ragionevoli dubbi riguardo alla loro applicazione. Pesano i vincoli normativi nell'ue e politici negli Usa. "Più in generale, i paesi che potrebbero utilizzare un margine per interventi di bilancio, non se ne serviranno, mentre molti che ne farebbero uso, non dovrebbero".

"Non ci restano quindi che le riforme strutturali. Alcune, quali il miglioramento dell'istruzione e dell'efficienza del sistema giudiziario, sono importanti ma richiedono tempo per essere applicate e per produrre risultati. Le riforme strutturali che gli economisti spesso hanno in mente (ossia liberalizzazione e deregolamentazione dei mercati) determinano una riduzione dei salari e dei prezzi nel breve termine, che non aiuta a normalizzare l'inflazione". Affermazioni e ammissioni, queste, che quasi sembra contraddire i continui richiami con cui da mesi, da anni, l'istituzione martella i Paesi affinché effettuino riforme.

"Per quanto riguarda la disoccupazione, una produttività più elevata spesso comporta inizialmente risparmi sulla manodopera. Le riforme strutturali sono essenziali per la crescita potenziale di lungo periodo, ma è difficile vedere come potrebbero stimolare la crescita in misura significativa nell'arco dei prossimi due anni - insiste - soprattutto se il problema è al momento la debolezza della domanda mondiale".

Come se non bastasse "per quanto riguarda la loro realizzazione da parte dei governi, dovremmo ricordare i risultati imbarazzanti del piano convenuto dal G20 a Brisbane per generare una crescita addizionale del 2 per cento a livello mondiale attraverso un lungo elenco di riforme concrete proposte dal Fmi e dall'Ocse. Di fatto, l'economia mondiale ora rischia di non raggiungere neppure quello che allora veniva considerato lo scenario di base".

"Di conseguenza, se queste altre politiche non possono dare o non daranno un contributo significativo, allora non solo è sbagliato mettere fuori gioco la politica monetaria, ma è in realtà pericoloso. La seconda critica mossa alla politica monetaria si basa perlopiù su un confronto grossolano tra il livello attuale dell'inflazione (o della crescita) e quello in cui si collocava quando si esordiva con la politica. Conclusione: l'inflazione non è cambiata molto, quindi la politica non funziona. E' tuttavia razionale ed essenziale esaminare cosa sarebbe accaduto se la politica non fosse mai stata adottata. Sulla base di svariati modelli gli esperti della Bce hanno stimato che senza le nostre misure l'inflazione sarebbe stata negativa di un terzo di punto percentuale nel 2015 e sarebbe rimasta significativamente negativa nel corso del 2016; in altre parole, saremmo in deflazione permanente dallo scorso anno".

La Bce ha quindi ottenuto un notevole risultato tenuto anche conto del crollo del petrolio. Quanto alla ripresa "stimiamo che due terzi di un punto percentuale della crescita registrata negli ultimi due anni è riconducibile alla nostra politica monetaria. Tuttavia, ciò che abbiamo conseguito in termini di stimolo alla domanda interna è stato annullato dalla successiva riduzione delle esportazioni nette in un contesto di rallentamento dell'economia mondiale. Questi andamenti non hanno reso meno efficace la nostra politica monetaria, ma solo insufficiente, a posteriori, rispetto all'esito auspicato".

"Per una normalizzazione dell'inflazione nell'area dell'euro necessitiamo con urgenza di una crescita più elevata che possa ridimensionare l'output gap e l'unemployment gap negativi, ricorrendo a tutte le misure di fatto disponibili. Chi altri se non la politica monetaria?".

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