mercoledì 22 febbraio | 11:42
pubblicato il 07/nov/2013 17:10

Bce: Draghi si veste da ''colomba''. Taglia tassi e ferma l'euro (punto)

(ASCA) - Roma, 7 nov - A sorpresa la Bce ha tagliato i tassi di interesse di 1/4 di punto allo 0,25%, il nuovo minimo storico. Si tratta della seconda riduzione del costo del denaro realizzata nel 2013, la prima dallo 0,75% allo 0,50% lo scorso maggio.

La decisione odierna e' arrivata in qualche modo inaspettata anche rispetto a quanto dichiarato da altri membri del Governing Council della Bce, quali Edwald Novotny, governatore della banca centrale austriaca, che la scorsa settimana aveva definito ''non realistico un taglio dei tassi di interesse''. Non a caso la sforbiciata al costo del denaro ''e' stata presa a maggioranza'' ha spiegato il presidente della Bce, Mario Draghi, ''c'era unanimita' sulla decisione di agire'' ma differenti visioni ''sul quando''. Probabile che i rappresentanti della banche centrali del fronte del Nord Europa, quali ad esempio Austria e Germania, non siano stati favorevoli, ma si tratta di una congettura, almeno fino a che non verra' deciso, come accade con la Federal Reserve, di rendere pubblici le ''minute'' dei verbali della riunioni della Bce.

Come resta una congettura, anch'essa realistica, che la Francia possa essersi schierata con il fronte del Club Med, la periferia dell'Eurozona, decisamente favorevole a un taglio del costo del denaro per indebolire un euro troppo forte per esportazioni che, al contrario di quelle tedesche, hanno un minor valore aggiunto e soffrono maggiormente l'apprezzamento delle moneta unica nei confronti del dollaro.

Draghi, nel corso della conferenza stampa, ha voluto subito sgombrare il campo da qualsiasi riferimento ai tassi di cambio, ''nella nostra decisione non sono menzionati e non sono un obiettivo di politica monetaria''. Nei fatti pero' l'euro in meno di due ore ha perso due figure sul dollaro scendendo da 1,35 a 1,33, dopo che la scorsa settimana viaggiava a 1,38.

Il numero uno dell'Eurotower ha invece argomentato la mossa sui tassi come il frutto di ''una inflazione destinata a rimanere bassa per un periodo prolungato''. In Eurolandia i prezzi al consumo viaggiano allo 0,7% e sono ben lontani dalla ''soglia di attenzione'' fissata intorno al 2%. Tanto che sul costo del denaro ''non abbiamo raggiunto il fondo, potremmo ridurlo ulteriormente'', ha sottolineato Draghi.

A giustificare una politica monetaria sempre piu' espansiva, che dovrebbe sostenere ''imprese e famiglie'' non c'e' solo l'inflazione estremamente bassa, ma anche '' una crescita modesta in questo secondo semesrte'' peraltro minacciata da ''rischi al ribasso'', mentre la disoccupazione pur ''in fase di stabiizzazione'' resta sui picchi storici dall'introduzione dell'euro (1 gennaio 1999).

Inoltre, i mercati monetari e finanziari dell'Eurozona non sono ancora tornati ai livelli di funzionamento pre-crisi, bassi tassi di interesse ''aiuteranno il mercato interbancario'' e potranno contribuire ''a ridurre la frammentazione dei mercati finanziari'' dell'Eurozona. Allo stesso scopo, le misure di politica monetaria non convenzionali, prestiti illimitati della Bce a tasso fisso, sono state prolungate fino alla fine del secondo trimestre del 2015.

Guardando alle categorie dell'ornitologia monetaria, il Draghi odierno, vestito da ''colomba'', e' piaciuto al mercato e probabilmente a molti leader politici del Sud Europa, ai quali forse si sta aggiungendo il presidente francese Francois Hollande. L'inquilino dell'Eliseo potrebbe essere tentato di assumere la leadership dei paesi ''meno ricchi'' dell'Eurozona, qualcosa che e' nel Dna della storia transalpina. Seguire le orme del suo precedessore, Nicolas Sarkozy, per cinque anni appiattito sulle posizioni di Berlino, non sembra la strada maestra per riconquistare la fiducia dei connazionali. Anche i francesi cominciano a sentire, nelle tasche e nella crescita della disoccupazione, gli effetti di una adesione acritica ai dettami dell'austerita' ''prussiana''.

men/mau

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