martedì 24 gennaio | 14:26
pubblicato il 08/gen/2014 18:22

Bce: domani tassi fermi a minimo storico. Focus su liquidita' (punto)

Bce: domani tassi fermi a minimo storico. Focus su liquidita' (punto)

(ASCA) - Roma, 8 gen - Domani prima riunione del 2014 per la Bce. Tra gli economisti prevale l'opinione che non ci saranno novita' o annunci rilevanti. I tassi di interesse saranno confermati al minimo storico di 0,25% e sara' ribadita la ''forward guidance'' sulla possibilita', ove fosse necessario, di ulteriori misure di stimolo monetario all'economia dell'Eurozona. Molto dipendera' dai numeri che arriveranno nelle prossime settimane. Per ora ci si attende una crescita economica positiva nel 4* trimestre che confermerebbe l'uscita dalla recessione.

L'inflazione non sembra rappresentare un pericolo. A dicembre i prezzi al consumo hanno registrato una variazione annua dello 0,8%, ben lontano dalla soglia del 2% che definisce, secondo i modelli della Bce, la cosiddetta stabilita' dei prezzi nel medio termine. Se l'inflazione non rappresenta un pericolo, lo scenario opposto e negativo rappresentato dalla deflazione e' stato finora escluso da Francoforte. In caso di deflazione, si aprirebbe un fronte caldo a Francoforte e probabilmente, anche tra le cancellerie dell'Eurozona. In deflazione, con tassi vicini allo zero, la politica monetaria e' sostanzialmente inefficace, mentre l'allentamento quantitativo, a base di massicci acquisti di titoli obbligazionari, inclusi quelli di Stato, sembra avere maggiori possibilita' di successo come sta dimostrando la politica monetaria della Federal Reserve Usa. Insomma, la liquidita' resta uno dei temi del momento. Il problema e' noto. L'abbondante liquidita' che la Bce ha fornito alle banche dell'Eurozona, basti pensare ai mille miliardi dei due prestiti triennali (Ltro), non si e' trasformata, al contrario di quanto accaduto negli Usa, in prestiti all'economia reale: famiglie e imprese.

Da una parte pesa la debolezza della domanda aggregata che, combinato con elevato tasso di disoccupazione (12,2%) determina una calo della domanda di credito da parte di famiglie e imprese. Dall'altra c'e' da trovare per la Bce un meccanismo che consenta, in caso di nuove e robuste immissioni di liquidita' nel sistema finanziario, di assicurare che i fondi arrivino ai principali operatori dell'economia dell'Eurozona, in particolare alle piccole e medie imprese. Su questo punto il presidente della Bce, Mario Draghi, ha fornito alcune indicazioni. In caso di un nuovo Ltro, che molti analisti vedono all'orizzonte verso la meta' di quest'anno, oppure attraverso il modello ''funding for lending'' adottato dalla Banca d'Inghilterra, il denaro dovra' servire a fornire credito all'economia reale e non a finanziare, a costi vicini allo zero per cento, gli acquisti di titoli di Stato da parte delle banche che offrono rendimenti ben superiori al costo del denaro. Tra le cose buone di inizio d'anno forse ci sara' spazio per commentare, senza scadere nell'autocompiacimento, l'ulteriore riduzione della frammentazione dei mercati finanziari dell'Eurozona. Lo spread tra il costo del debito pubblico tedesco e quello dei paesi periferici si e' ulteriormente ridotto, grazie soprattutto alla decisa salita dei tassi sul debito pubblico della Germania, quelli a dieci anni si stanno avvicinando al 2% dopo essere stati per diverso tempo di poco superiori all'1%. Lo si vede nello spread Btp-Bund sceso sotto 200 punti, stessa musica per il debito pubblico spagnolo. Segnali incoraggianti dall'Irlanda tornata sul mercato dei capitali dopo oltre 3 anni. Dublino ha raccolto 3,75 miliardi di euro collocando titoli di stato decennali con un rendimento del 3,54%, quasi mezzo punto in meno di quanto paga l'Italia. Il Portogallo lavora al collocamento di un bond a cinque anni, anche Lisbona mancava dal mercato dei capitali da oltre 3 anni. Infine la Grecia, titolare delle presidenza di turno della Ue. Il ministro del Tesoro ellenico, Yiannis Stournaras, ha annunciato che nella seconda parte del 2014 Atene potrebbe tornare sul mercato dei capitali, da cui era stata esclusa dalla primavera del 2010, collocando titoli di Stato a cinque anni. Insomma, almeno il ''denomination risk'', cioe' la disintegrazione dell'Euro, tema dominante degli ultimi 3 anni, sembra confinato in soffitta.

men/mau

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