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pubblicato il 11/giu/2013 12:11

Bankitalia: Umbria, prematuro parlare di inversione tendenza

(ASCA) - Perugia, 11 giu - Nel 2012 in Umbria la contrazione dell'attivita' economica, iniziata nella seconda meta' del 2011 si e' fatta piu' profonda e parlare di inversione di tendenza e' improprio o quanto meno prematuro. Nelle previsioni per il 2013, infatti, un ruolo decisivo potranno giocarlo, a livello nazionale quanto regionale, tanto la ripresa della domanda interna quanto lo sblocco dei crediti vantati dalla imprese verso la p.a. affinche' si possa iniziare a parlare di arresto della fase di debolezza congiunturale, ma solo negli ultimi mesi dell'anno. Questo, in estrema sintesi, quanto emerge dal Rapporto annuale di Bankitalia sull'economia regionale del 2012 (con alcuni dati registrati a tutto marzo 2013), illustrato stamani a Perugia dai curatori, nonche' da Antonio Carrubba, direttore della filiale di Perugia. In particolare, riportando le stime di Prometeia, Bankitalia parla di una diminuzione del Pil regionale del 2,1% e non e' consolatorio che il dato italiano si attesti su -2,4%, perche', e' stato sottolineato, i livelli attuali sono quelli registrati nel 1999 e nel periodo 2007-2012 la riduzione e' stata maggiore che nel Centro Italia e nell'intero Paese. A determinare questo stato di cose, ha contribuito la debolezza della domanda interna e nell'anno appena trascorso delle imprese intervistate (il campione ha compreso 130 imprese dell'industria e 40 dei servizi con almeno 20 addetti e 91 dell'industria e 350 dei servizi fino a 20 addetti) il saldo tra quelle che hanno conseguito una crescita del fatturato e quelle che hanno accusato un calo e' risultato negativo del 25% (nel 2011 era +30%). I settori che hanno fatto segnalare un aumento del fatturato, l'alimentare e la meccanica, mentre e' risultato negativo in tutti gli altri comparti. Soltanto l'export ha fatto registrare un impulso espansivo. Dal 2010 le esportazioni umbre sono cresciute piu' della media nazionale e nel 2012 sono pari al +7,6% rispetto al +3,7% dell'Italia.

Tuttavia i benefici per l'economia regionale sono limitati dallo scarso peso dell'export sul Pil, il 15% in Umbria a fronte del 25% italiano. pg/red

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