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pubblicato il 19/giu/2014 16:08

Banca D'Italia/Piemonte: l'export pesa un terzo dell'economia regionale

(ASCA) - Torino, 19 giu 2014 - Qualche segnale di miglioramento in Piemonte nei primi mesi del 2014, sia sul fronte produttivo, che occupazionale che del credito, ma il quadro resta naturalmente ancora incerto. E' quanto dice il rapporto di Banca d'Italia sull'economia regionale presentato oggi, dal direttore della sede di Torino Luigi Capra e dai ricercatori Luciana Aimone, Roberto Cullino e Cristina Fabrizi.

A trainare la fiducia i risultati dell'export che si conferma semre piu' la locomotiva dell'economia piemontese pur non cogliendo a pieno le possibilita' offerte dalla crescita molto sostenuta di diversi paesi. Il consuntivo 2013 denuncia un calo del pil dell'1,8%, in linea con il risultato nazionale, mentre i consumi calano del 2,6% e soprattutto gli investimenti che diminuiscono per oltre un'azienda su due.

L'export invece cresce a tassi piu' sostenuti (+3,8%) della media nazionale.

Il fatturato oltre frontiera aumenta il suo peso specifico sul Pil al 33,1%, il livello piu' elevato degli anni 2000.

Ma, pur guadagnando posizioni, non sfrutta a pieno le potenzialita' della domanda mondiale cresciuta ancora di piu' (+11% l'export dal 2007, contro un +36% della domanda mondiale nello stesso periodo) e questo e' altrettanto evidente nei paesi del Bric o ad alto ritmo di sviluppo.

Sul fronte occupazionale il 2013 segna la coda piu' drammatica della crisi, con un -2,4% superiore a quello della media nazionale, -2,1%. Ad essere colpite soprattutto l'industria (e il Piemonte e' una tra le principali regioni manifatturiere) e le costruzioni.

Il tasso di disoccupazione e' al 10,6%. Nei primi mesi del 2014 il calo non si esaurisce ma registra una netta frenata -0,8%, grazie alla ripresa dell'industria (+1,9% contro il -0,3% dell'Italia). Cala il ricorso alla cig ordinaria, aumenta il flusso di assunzioni.

Se i laureati hanno risentito meno della contrazione del mercato del lavoro, (ma calano le immatricolazioni nel biennio 2012-201 forse per effetto della crisi di reddito delle famiglie), i giovani sono ancora pero' la fascia meno protetta di questa crisi con un tasso di disoccupazione per gli under 24 del 40,2%, una percentuale da paese in via di sviluppo.

L'indagine di Banca d'Italia rileva un aumento del peso delle imprese di media e alta tecnologia e quindi un percorso di riposizionamento verso l'alto della produzione regionale.

Ma misurando la reattivita' del sistema ai cosiddetti 'choc della domanda' Banca d'Italia ha ricavato, in riferimento al periodo 2001-2011, un aumento di sei punti del fattore della spesa pubblica anche se restano dominanti, ma in calo, i fattori export e investimento.

Infine il credito. Nel 2013 e' ulteriormente calato sia per quello diretto alle imprese che, un po' meno, alle famiglie.

Dal secondo semtre 2013 tuttavia anche in questo settore si registra qualche piccolo segnale di cambiamento, con un'attenuazione delle restrizioni soprattuto per le famiglie, accompagnate da una variazione piu' estesa delle condizioni applicate. Tuttavia continua a salire la quota del credito a rischio e il trend prosegue anche nei primi mesi del 2014.

Nel complesso la ricchezza delle famiglie (160mila euro la media procapite) e' calata di 5,6% tra il 2008 e il 2012 dopo essere cresciuta del 30% nei sei anni prima, complici prima la perdita di valore delle attivita' finanziarie poi di quelle immobiliari.

eg/sam/

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