giovedì 23 febbraio | 17:22
pubblicato il 29/lug/2014 15:59

AssoBirra: nel 2013 mercato fermo, persi 8 mila posti lavoro

(ASCA) - Roma, 29 lug 2014 - Il 2013 segna il passo con un mercato della birra che si conferma piatto. Risultato migliore rispetto a quello del mercato alimentare, che ha registrato un calo dei consumi del -4%. Un equilibrio che appare, pero', fatto di luci e ombre. Se da un lato i consumi di birra in Italia crescono di un +0,3% la produzione scende del -0,3%. Ma il dato che preoccupa di piu' AssoBirra e' quello occupazionale: il 2013 registra una perdita di 8mila posti di lavoro tra diretti e indotto, per un totale di occupati passati da 144mila a 136mila (-5,6%). Una situazione, quella occupazionale, che rischia anche di peggiorare. L'aumento delle accise, deciso dal Governo nell'autunno scorso e scattato il 10 ottobre 2013 e il 1* gennaio 2014, secondo lo studio REF Ricerche rischia di avere un effetto negativo sui posti di lavoro. Ora AssoBirra e' impegnata per fermare l'ultimo aumento previsto il 1* gennaio 2015, che se dovesse scattare porterebbe ad un aumento generale dell'accisa del 30% in pochi mesi. Come sottolinea, Tommaso Norsa, neo-eletto presidente di AssoBirra: ''L'anno appena concluso ci ha regalato risultati migliori di quanto sperato, soprattutto se confrontati col resto del mercato alimentare, ma anche uno scenario a forte rischio stabilita' considerando l'aumento delle accise in atto. Sta cambiando lo scenario generale e questo colpisce tutta la filiera, come dimostrano il calo dell'occupazione, il fatto che nei primi mesi del 2014 sia diminuito il numero di aperture di micro birrifici, oltre al fatto che si consuma birra sempre piu' in casa e sempre meno fuori, privilegiando peraltro prodotti a basso costo rispetto ai segmenti top. Avvertiamo una contrazione della fiducia nell'investimento nel settore e questo deve far riflettere, perche' si stima che 1 posto di lavoro nel mondo della birra ne generi 24,5 nell'ospitalita' (bar, ristoranti, alberghi), 1 nell'agricoltura, 1,3 nella supply chain (imballaggio, logistica, marketing e altri servizi) e 1,2 nella distribuzione (GDO e dettaglio). Credo sia giusto, soprattutto in questa fase, tutelare questo settore e aiutarlo a crescere''. did/

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