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pubblicato il 18/mag/2016 14:24

Argentina, il road show sbarca a Roma: è il momento di investire

First Capital Markets: finestra opportunità, poi prezzi saliranno

Argentina, il road show sbarca a Roma: è il momento di investire

Roma, 18 mag. (askanews) - L'Argentina si sta riaprendo al mondo e in questa storica fase di cambiamento offre agli investitori internazionali e italiani opportunità e prezzi che non si ripeteranno. E' il messaggio che il presidente e fondatore di First Corporate Finance Advisors, Miguel Arrigoni, è venuto a presentare in occasione della tappa italiana di un road show internazionale. Affiancato da Roberto Tentori, presidente della Grant Thornton Advisory, ha incontrato un selezionato gruppo di imprese e investitori a Roma, presso lo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli & Partners.

Il tutto proprio nei giorni in cui in Argentina si svolge una maxi missione italiana, con oltre 130 partecipanti tra imprese, associazioni, banche e università, promossa dai ministeri degli Affari esteri e dello Sviluppo economico e organizzata da Confindustria, Ice e Abi.

Le società quotate argentine offrono prezzi che in termini di multiplo degli utili lordi (Ebitda) si aggirano attorno a 5, una frazione di quello che costano le loro rivali dei Paesi vicini, come in Perù (11 volte l'Ebitda) o peggio ancora il Brasile (multiplo a 14). "Non sarà così a lungo. Solitamente gli investitori vogliono comprare a prezzi ridotti e guadagnarci negli anni successivi. L'opportunità - ha detto Arrigoni ad Askanews - è tra la seconda metà di quest'anno e il primo semestre del 2017. Peso che successivamente le cose miglioreranno molto". E quindi anche i prezzi saliranno.

Lo si vede anche nel flusso di uomini di affari che giungono dagli Stati Uniti. "E' diventato difficile trovare posto sui voli da e per gli Usa, perché è pieno di americani che vengono a comprare". Il Paese ha appena compiuto un passo storico, ritornando di fatto sui mercati internazionali con l'emissione di un bond lo scorso aprile. La raccolta ha raggiunto 16,5 miliardi di dollari ma la domanda totale aveva toccato 69 miliardi, più del quadruplo.

Soprattutto questo collocamento ha sancito la fine della lunga fase di isolamento finanziario seguita all'insolvenza sui pagamenti di fine 2001. Ma è giunto dopo diversi mesi in cui il presidente Mauricio Macri, liberale eletto a fine 2015, ha avviato un percorso di riforme con cui punta a mettere alle spalle il peronismo dei decenni passati. "In realtà l'Argentina non sta diventando nuova, ma sta tornando sul suo vecchio sentiero che ancora negli anni '60 e '70 la vedeva parte del mondo. Invece di avere relazioni privilegiate solo con Russia, Venezuela e Cina, adesso - ha rilevato Arrigoni - si creano nuovi legami con gli Usa, l'Europa, tra cui l'Italia, il Giappone".

Certo, i problemi non sono tutti superati e permangono aspetti da valutare con cautela quando si studia un investimento. A cominciare dalla persistente iperinflazione, circa il 32 per cento stimato sulla media del 2016 a dispetto dell'aspra politica monetaria mantenuta dalla Banca centrale, con tassi ufficiali che raggiungono il 37 per cento, e nonostante la stabilizzazione del peso argentino. Dopo un brusco deprezzamento seguito alla liberalizzazione dei cambi, a cavallo d'anno, la divisa si è assestata e nelle ultime settimane il dollaro Usa ha fluttuato attorno a quota 14 pesos.

"L'Argentina è la zona che dal punto di vista geopolitico presenta il futuro più speranzoso" in Sudamerica, ha rilevato Tentori. "Va sempre guardata con cautela, bisogna osservare tassi e cambi, ma ci sono delle misure macroeconomiche che la rendono assolutamente appetibile".

Tra questi punti di forza si contano la bassa incidenza del debito pubblico sul Pil, inferiore al 50 per cento per l'indebitamento lordo e al 15 per cento per l'indebitamento netto, ma anche prospettive di crescita rilevanti. Superato il 2016, in cui anche per le riforme avviate si dovrebbe verificare una contrazione del prodotto, il Fondo monetario internazionale si attende forti progressi fino a raggiungere tassi di espansione del 6 per cento attorno al 2020.

In tutto questo l'isolamento per molti anni ha frenato lo sviluppo di diversi capitoli chiave, che ora però possono ripartire. Come le infrastrutture di trasporti, tra cui quelle ferroviarie che "in un Paese geograficamente piatto", nota Arrigoni, vantano un potenziale di crescita enorme. Oppure il sistema bancario, decisamente sotto dimensionato rispetto a quelli di Paesi paragonabili e delle economie avanzate.

Buenos Aires dovrà ora mettere in campo una riforma fiscale, accompagnata una amnistia volta a far rientrare gli enormi capitali in nero accumulati dagli argentini all'estero. Le stime spaziano dai 200 ai 300 miliardi di dollari. E questo, assieme a misure per affrontare i problemi sulla produzione, sulla competitività, come quelli già in parte affrontati efficacemente sulla burocrazia, deve comporre quel cocktail di interventi che bisogna mettere in campo per superare l'eccessiva inflazione, avverte il fondatore di First Advisors. Tenere semplicemente i tassi ufficiali alle stelle non serve.

Gli investitori devono essere consapevoli che nei prossimi mesi dal Paese potrebbero arrivare notizie di "proteste e tensioni sociali" legate alle riforme in atto. Così come sulla procedura giudiziaria che coinvolge la ex presidente Cristina Kirchner. "Questa - avverte Arrigoni - è la nostra ultima opportunità di abbandonare il peronismo. Se falliamo rischia di tornare". Ma il consulente è fiducioso, sia perché Macri è solo all'inizio dei suoi 4 anni di mandato, sia perché i suoi principali avversari avevano programmi di riforme simili, sia perché secondo la direzione che il paese ha preso gode di un ampio sostegno da parte dell'opinione pubblica.

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