lunedì 16 gennaio | 20:28
pubblicato il 16/mag/2016 18:14

Anche Goldman ci ripensa sul petrolio: mercato ha cambiato rotta

La scorsa estate prevedeva barile a 20 dollari, ora a 50

Anche Goldman ci ripensa sul petrolio: mercato ha cambiato rotta

Roma, 16 mag. (askanews) - Il vento sta cambiando sul mercato del petrolio. Torna a soffiare in direzione rialzista mentre il barile di oro nero, sui massimi da 7 mesi a questa parte, si avvicina alla soglia psicologica dei 50 dollari. Dopo l'Aie, l'Agenzia internazionale per l'energia, che fa capo ai consumatori, l'Opec, il cartello che raggruppa i Paesi esportatori, ora anche la banca d'affari Goldman Scachs, i cui pronostici vengono attentamente analizzati dai trader, conviene sul fatto che il mercato si sta orientando verso una lieve penuria.

"Il mercato del petrolio - afferma in uno studio - si è mosso ben prima di quanto ci attendessimo da una situazione di quasi saturazione delle scorte a un deficit".

Goldman ha mantenuto una certa cautela nella sua previsione, non escludendo che Paesi come Iran e Iraq possano aumentare la produzione, ricreando pressioni al ribasso sui prezzi. Laddove all'opposto attualmente si fa sentire l'assottigliamento dell'export dalla Nigeria.

Una cautela dettata forse anche dal fatto che le nuove attese mal si accordano con quelle in senso opposto sfornate nel settembre 2016, quando sempre Goldman aveva contribuito non poco a favorire le vendite sull'oro nero paventando un barile di petrolio a 20 dollari. Adesso la banca d'affari si attende che risalga a 50 dollari nel secondo semestre, una revisione al rialzo rispetto a stime già ritoccate a quota 40-45 dollari sul periodo in esame.

Nel frattempo, complici anche alcuni problemi alla produzione in Nigeria, le quotazioni hanno iniziato la settimana con balzi in avanti. Il barile di Brent, il greggio di riferimento del mare del Nord si è spinto fino a 49,47 dollari, in rialzo di quasi il 3 per cento rispetto a venerdì per oltre 1,50 dollari in più. I futures in prima scadenza sul West Texas Intermediate aumentano di 1,42 dollari a quota 47,63, dopo un picco appena sotto 48 dollari.

In ogni caso secondo la banca d'affari le incognite, rialziste e ribassiste, sui fondamentali del mercato petrolifero sono ormai diventate eccessive. E per questo i prezzi sono maggiormente influenzati da fattori misurabili come l'andamento delle scorte.

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