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pubblicato il 29/ott/2013 12:00

Allarme lavoro,oltre 9 mln tra disoccupati,precari e scoraggiati

Ricerca dell'Associazione Bruno Trentin (cgil) sul primo semestre

Allarme lavoro,oltre 9 mln tra disoccupati,precari e scoraggiati

Roma, 29 ott. (askanews) - E' sempre più emergenza lavoro in Italia: nel primo semestre del 2013 l'area della sofferenza occupazionale (disoccupazione, ricerca scoraggiata di lavoro e cassa integrazione) e del disagio occupazionale (precarietà e part-time involontari) supera, per la seconda volta consecutiva, la soglia dei 9 milioni di persone (9 milioni e 51mila). A lanciare l'allarme è il Presidente dell'Associazione Bruno Trentin Fulvio Fammoni, annunciando i dati principali della periodica rilevazione di monitoraggio svolta dall'Associazione sullo stato del mercato del lavoro in Italia. L'area della sofferenza occupazionale, in particolare, arriva a 4 milioni e 859mila persone, con un incremento rispetto al primo semestre 2012 di 522mila unità (+12%). L'area del disagio è di 4 milioni e 192mila unità, con un aumento del 2,8% rispetto al primo semestre 2012 (+116mila persone). ''Complessivamente le due aree, con una crescita costante in tutti i primi semestri degli ultimi 7 anni - ha osservato Fammoni - registrano rispetto al 2007 un incremento del 58,7%, pari a circa 3 milioni e 350mila persone in più''. La crescita della disoccupazione conferma gli effetti più gravi sui giovani e sulle donne, ma si rileva anche il continuo aumento della disoccupazione di lunga durata (55% sul totale) e l'emergenza mezzogiorno. Il rapporto si sofferma per la prima volta anche sulla composizione delle 2 aree, articolate per genere, età, titolo di studio, cittadinanza e ripartizione geografica. Si tratta di dati molto significativi per interpretare ulteriormente le dinamiche del lavoro durante la crisi. In particolare per quanto riguarda il titolo di studio, si confermano i problemi legati al basso tasso di scolarità ma, contemporaneamente, anche al fatto che chi è in possesso di un titolo di studio più elevato è fortemente colpito dalla precarietà. ''I dati della rilevazione - ha concluso Fammoni - evidenziano dunque in modo chiaro come la crisi e i mancati interventi per creare occupazione e sviluppo stiano continuando a provocare effetti devastanti sul lavoro, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo''.

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