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pubblicato il 23/ott/2013 14:21

Abi: Patuelli, Baffi governatore convinto autonomia Bankitalia

Abi: Patuelli, Baffi governatore convinto autonomia Bankitalia

(ASCA) - Roma, 23 ott - Il calo della produttivita' dipende anche dai bassi investimenti degli imprenditori; la Banca d'Italia deve essere autonoma dalla politica. E' in queste direttrici l'attualita' del pensiero economico di Paolo Baffi,che l'Abi ha ricordato oggi a Roma.

''Nelle sue prime 'Considerazioni Finali' Paolo Baffi affronta il tema dell'autonomia della Banca centrale dalla politica, uno dei fili conduttori del suo governatorato.

Baffi infatti era profondamente convinto che se la Banca centrale viene coinvolta nel gioco politico, perde i connotati di imparzialita' che sono propri di una Magistratura''. Antonio Patuelli, presidente dell'Abi, spiega cosi' nel suo intervento al convegno che si e' svolto a Palazzo Altieri, il pensiero che ha attraversato il suo governatorato dal 1975 al 1979, da economista neoclassico, con qualche apertura verso Keynes. L'occasione e' offerta dalla pubblicazione del libro 'Paolo Baffi', che raccoglie le sue 'Considerazioni Finali', a cura di Sandro Gerbi e Beniamino Andrea Piccone. Patuelli naturalmente ricorda anche la ''profonda ingiustizia'' che subirono Baffi e il suo vice direttore Mario Sarcinelli, il 24 marzo 1979.

''Una grave e indimenticabile violazione della Banca d'Italia'', - dice - quando ''ricevettero un avviso di reato per presunto interesse privato in atti d'ufficio, per ipotizzato favoreggiamento per non aver trasmesso alla Magistratura un rapporto ispettivo sul Credito Industriale Sardo, riguardante finanziamenti all'industria chimica Sir''.

Una lacerazione insanabile per Baffi,che decenni dopo veniva ricordato da un altro governatore, Mario Draghi, come un uomo il cui patrimonio umano ''conteneva piu' fermenti di modernita' di quanti ve ne fossero nella cultura politica ed economica del momento''. Tra gli ospiti anche il governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco e tanti banchieri: Piero Barucci, Rainer Masera, Vincenzo Desario, Paolo Savona, Aureliano Benedetti, ma c'e' anche Gianni Letta, Fabiano Fabiani, Antonio Pedone e Gianpoalo Galli, Corrado Conti e Giorgio la Malfa. Tocca a Savona spiegare il pensiero economico di Baffi, e sottolinea cosi' che ''manca un modello di riferimento del suo pensiero economico, ma la sua vocazione economica era sicuramente neoclassica'',dice Savona, facendo largo uso della matematica e della statistica, integrata dal pensiero keynesiano. Baffi ''ebbe il coraggio di dire che il calo della produttivita' dipende anche dai bassi investimenti degli imprenditori: noi siamo in questo spazio'', sottolinea Savona. La produttivita' e' figlia di investimenti privati, e investimenti pubblici, e in questo Baffi - ricorda in ultimo Savona - era keynesiano, perche' proprio Keynes riteneva che gli investimenti pubblici dovessero sostenere la domanda.

ram

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