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Venerdì 13 novembre 2020 - 14:16

Covid-19, Brunini: test rapidi in aeroporti invece di quarantene

L'Ad di Sea: Soluzione migliore oggi per far ripartire aviazione
Covid-19, Brunini: test rapidi in aeroporti invece di quarantene

Bruxelles, 13 nov. (askanews) – Sviluppare un sistema di controlli negli aeroporti con l’uso sistematico dei test rapidi antigenici sul Covid-19 per tutti i passeggeri prima della partenza dei voli sarebbe la soluzione migliore per consentire la ripresa del settore dell’aviazione civile, in attesa del vaccino, e comunque fino a quando non si saranno generalizzate le vaccinazioni. Lo ha affermato l’Amministratore delegato della Sea, la Società degli aeroporti di Milano, Armando Brunini, durante una conferenza stampa online ieri sulla pagina Facebook dell’Associazione stampa estera di Milano.

A livello continentale, due agenzie dell’Ue, l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e l’Easa (European Union Aviation Safety Agency) stanno da tempo lavorando a stabilire dei protocolli comuni, o quanto più possibile armonizzati, per la sicurezza dei passeggeri nel contesto della pandemia di Covid-19, ma finora con scarsi risultati. Anche in questo campo, come in altri riguardanti la risposta europea alla pandemia e la sua dimensione transfrontaliera, pesa il fatto che l’Ue non ha competenze in campo sanitario, rispetto ai governi e alle norme nazionali. I risultati dipendono dalla maggiore o minore volontà delle autorità nazionali di cooperare fra loro e con la Commissione europea, e di seguire le raccomandazioni Ue (non vincolanti).

In questo contesto “l’Italia sta un po’ più avanti”, ha detto Brunini, riferendosi al progetto pilota dei due voli “Covid-free” sulla tratta Milano-Roma, realizzato dalla Sea in collaborazione con Aeroporti di Roma, Alitalia e le Regioni Lazio e Lombardia. “I passeggeri di questi voli – ha spiegato – sapevano che dovevano aver fatto un test negativo al Covid-19 entro le ultime 48 ore, oppure fare un tampone (per il test rapido antigenico, ndr) in aeroporto, dove c’era la disponibilità e la logistica per farlo. Sapevano che se fossero risultati positivi non avrebbero potuto imbarcarsi e avrebbero dovuto sottoporsi al tampone vero e proprio (quello Pcr molecolare, ndr) ed entrare nel protocollo classico”.

Secondo Brunini, “questo è stato un test che ha funzionato piuttosto bene, perché le persone sapevano che avrebbero viaggiato in condizioni di sicurezza, con passeggeri tutti negativi. E’ stato un test che ha voluto sollecitare le istituzioni, dimostrando che è questo è fattibile. Ora – ha annunciato – stiamo lavorando con una serie di compagnie aeree interessate perché vorremmo fare un’esperienza simile, su una tratta internazionale, forse intercontinentale. Vogliamo far vedere, con un atto dimostrativo, un’azione dal basso, che si può fare. Si può cercare quanto meno, con accordi bilaterali con qualche altro paese, con il coinvolgimento delle compagnie aeree e degli aeroporti” di partenza e di arrivo, “di creare dei ‘corridoi sicuri’ su alcuni voli. Ci stiamo lavorando, è complesso, ma speriamo di arrivare a qualche risultato”.

Qui c’è una “convergenza di scienza e tecnologia”, ha continuato l’Ad di Sea: da una parte, “ormai i test rapidi (antigenici, ndr) con risposta in 30 minuti sono disponibili e anche molto affidabili. Il Ministero della Sanità ha detto che sono affidabili e utilizzabili per trasporti e scuole”; dall’altra, ci sono le tecnologie dio tracciamento (‘track and trace’). “Siamo in contatto con una grande azienda del settore che ha messo a punto una tecnologia che agevola il ‘tracking and tracing’ per questo processo. Quindi i tempi sono maturi provarci”.

Tuttavia, ha ammesso l’Ad di Sea, “è chiaro che c’è una certa complessità” da affrontare, “perché l’ideale sarebbe che il sistema di testing prima delle partenze fosse organizzato secondo regole multilaterali, ma sappiamo che ci vorrà del tempo perché si arrivi a questo”.

La spinta potrebbe venire proprio dai lavori in corso da parte dell’Ecdc e dell’Easa. “Noi ci auguriamo – ha detto Brunini – che ci sia una risposta forte e netta da parte dell’Ecdc e della Commissione europea, che spinga per l’utilizzo dei test rapidi al posto delle quarantene. Veramente crediamo – ha sottolineato – che sia la migliore risposta, perché significherebbe viaggiare in sicurezza”, visto che in questo caso “chi entra in aeroporto è ‘pulito’ dal Covid, perché ha già fatto il test o perché lo fa nell’aeroporto stesso, e questo consentirebbe una sicurezza vicina al 100%”.

“Ma il nostro timore – ha osservato l’Ad di Sea – è che non arriveranno risposte nette in tempi rapidi. Forse arriverà prima, speriamo, il vaccino, ne saremmo anche più contenti. Però poi sappiamo tutti che sarà una grande sfida quella di vaccinare una percentuale abbastanza ampia della popolazione in tempi rapidi”, prima che le restrizioni vengano rimosse. “Se il vaccino è velocissimo, e nel giro di sei mesi si pensa di riuscire a far cadere le restrizioni, bene; altrimenti – ha avvertito Brunini -, dovremo trovare un percorso alternativo, che non farà tornare il traffico aereo com’era prima, ma quantomeno consentirà di ritornare a un minimo di connettività almeno sulle rotte più importanti”.

Contributi importanti alla sicurezza sanitaria negli aeroporti possono venire anche da altre misure, come quelle che l’Ad di Sea ha rivendicato di stare attuando negli aeroporti di Milano: innanzitutto, un “sistema di riconoscimento biometrico” dei passeggeri, che non dovranno più tirar fuori e mostrare i documenti; poi “un sistema automatizzato di controllo dei bagagli, molto più sicuro”, che consente di individuare più facilmente eventuali esplosivi e di non tirar fuori dai bagagli liquidi e computer, con meno contatti che aumentano i rischi di contagio; infine, la copertura con rame di tutti i punti e i materiali più soggetti a essere toccati dalle persone, sapendo che il rame “abbatte in pochissimo tempo la carica virale”.

Brunini ha poi parlato della necessità di un maggiore sostegno pubblico al settore aeroportuale, che ha avuto il supporto della cassa integrazione, ma non ha beneficiato in Europa (salvo che in Germania) dei massicci aiuti che sono stati invece concentrati sulle compagnie aeree, l’altro comparto del settore fortemente colpito da questa crisi, “la peggiore e più lunga dalla nascita dell’aviazione civile nel dopoguerra”.

“Tutta la filiera del trasporto aereo – ha sottolineato – è colpita: compagnie, aeroporti e indotto, con tutte le società di servizi che operano negli aeroporti. Nei due aeroporti di Linate e Malpensa noi abbiamo 3.000 dipendenti, ma le persone che lavorano nell’indotto sono 30.000, dai bar alle società di carico e scarico dei bagagli, e sono tutte società in fortissima crisi”.

“Misure di accompagnamento anche di breve termine sono necessarie, per società che erano sane prima del Covid, e che a volte avevano anche fatto investimenti nella sostenibilità ambientale”, e ora sono penalizzate, ha concluso Brunini.

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