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Venerdì 16 ottobre 2020 - 15:46

Giovani Confindustria: meglio rinunciare a Recovery che sprecarlo

Il presidente Di Stefano: basta a bonus e "taskforcite"
Giovani Confindustria: meglio rinunciare a Recovery che sprecarlo

Roma, 16 ott. (askanews) – “Lo diciamo chiaramente: meglio rinunciare al Recovery fund che sprecarlo. Meglio lasciarlo a disposizione di quei cittadini europei veramente capaci di dare futuro a questo Continente, piuttosto che tramutarlo nell’ennesima spesa improduttiva”. La provocazione arriva dal presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, Riccardo Di Stefano, in occasione del tradizionale convegno d’autunno degli industriali under 40. Convegno che, per via della pandemia da Covid-19, è stato spostato dalla tradizionale cornice di Capri all’Auditorium della Tecnica di Roma.

Per Di Stefano, occorre “superare l’italica passione per “task force” e super esperti. Ogni roboante annuncio sul taglio della spesa pubblica porta con sé una task force o un supercommissario”. Basta, insomma, con la “taskforsite”: “servono strutture e responsabilità chiare. Non discutiamo le buone intenzioni, ma non vorremmo che il proliferare di comitato tecnici rallentasse le procedure. Il Paese non ha più tempo. Nelle nostre aziende, quando si scelgono i progetti si discute e poi si realizzano”.

Bisogna partire “dai settori del Made in Italy che stanno pagando il prezzo più alto della crisi. Tra questi, turismo, moda, cultura. Consentitemelo: il bonus vacanze è uno degli esempi di dadaismo economico di questo Governo; 2,4 miliardi allocati ma utilizzati in minima parte. Il turismo vale il 13% del Pil ed è stato gravemente colpito. I bonus non bastano, perché ci aspettano ulteriori cali del 50% del fatturato”.

Un Governo “attento dovrebbe ora investire per trasformare il turismo estivo sulle coste italiane in un dato strutturale. Altro capitolo è la crisi del tessile, che durerà purtroppo ancora a lungo e di certo il prossimo bonus, magari per lo shopping tricolore, non sarà sufficiente a contrastare la flessione del 20% dell’export”, ha aggiunto.

Infine, le “industrie culturali e creative, più del 6% del Pil e 1 milione e mezzo di occupati. Durante il lockdown i musei hanno perso circa 80 milioni di euro; il cinema quasi 120, gli spettacoli musicali 350. Sono settori, questi, che da sempre animano il sogno della Dolce Vita e il brand Made in Italy, e per questo devono essere sostenuti. La politica dei bonus non è quello che serve al Paese!”, ha concluso.

Mlp

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