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Venerdì 17 luglio 2020 - 16:06

Transizione energetica, Margheri (WEC): da Covid dote avvelenata

In Green New Deal la chiave corretta della decarbonizzazione
Transizione energetica, Margheri (WEC): da Covid dote avvelenata

Roma, 17 lug. (askanews) – “Negli anni passati l’accordo di Parigi, pur nella sua grande sostanza politica, definiva una traiettoria che i nostri sistemi economici energetici faticavano a seguire. Avevamo incrementi, magari più modesti di prima, delle emissioni di CO2 anno su anno, non riuscivamo ad abbracciare, in tutto il mondo, questo obiettivo come una grande priorità. Il Covid allora ci porta una dote avvelenata: una dote perchè la riduzione di emissioni che l’Aiea stima quest’anno dell’8 per cento ci dimostra che c’è una connessione tra le nostre attività, il modo in cui produciamo e il nostro contributo emissivo. Avvelenata perchè ce lo dimostra al prezzo di una contrazione straordinaria dell’economia che produrrà da noi e pensiamo in particolare a mondi come l’Africa subsahariana, l’America Latina, il Far East, grandi difficoltà e grandi sofferenze”.

Lo evidenzia Marco Margheri, presidente del World Energy Council Italia, in un videomessaggio inviato ad askanews per la rubrica Cara Italia ti scrivo, in collaborazione con Globe, Associazione nazionale per il Clima, che raccoglie testimonianze e opinioni in una sorta di laboratorio delle energie del paese per ripensarlo dopo l’emergenza del Covid-19.

Per Margheri “il messaggio del Green New Deal penso sia di dare a questo momento di sforzo per la ricrescita, nonostante le difficoltà, la chiave corretta della decarbonizzazione. Trovando nella decarbonizzazione la grande sfida globale da vincere nei prossimi anni. Come? Seguendo anche gli spunti degli studi del World Energy Council, è chiaro che il sistema energetico mondiale è chiamato a dare un contributo di risposta. E questo contributo del sistema energetico mondiale e italiano è straordinario in termini di tecnologia che deve permetterci di tenere saldi gli obiettivi, come ad esempio per l’Italia il phase out del carbone al 2025, la crescita delle energie rinnovabili, la sostituzione di una parte della generazione a carbone con una generazione flessibile a gas ma anche lo sviluppo di biometano, biogas delle nuove filiere di gas decarbonizzato, ma anche, fondamentale, lo sviluppo della cattura e dello stoccaggio della CO2 che avrà a Ravenna in Italia uno dei grandi poli internazionali. Ed ancora, l’economia dell’idrogeno, a cui WEC sta dedicando una intera piattaforma di lavoro. Così come la nuova economia circolare e dei liquidi decarbonizzati, i nuovi biocombustibili, i nuovi input nelle tecnologie di bioraffinazione. Il sistema energetico deve insomma portare a contributo della ricrescita economica tutti questi assi, incluso tutte le nuove filiere del nucleare, su cui naturalmente l’Italia non ha in questo momento una generazione ma ha grandi attori pubblici e privati che stanno investendo molto in tecnologia e sperimentazione. Tutto questo bagaglio, di tecnologie e di competenze, di capacità industriali deve essere messo sul tavolo della ripresa dal settore energetico italiano. Perchè questo accada è importantissimo che le istituzioni diano due contributi, tenere le politiche clima-energetiche al centro dell’agenda politico istituzionale. La decarbonizzazione deve restare al centro del dibattito pubblico e benissimo fa il Green New Deal a considerarla uno dei pilastri della sua azione”.

“Il secondo contributo – conclude Margheri – è certamente quello della semplificazione. Dobbiamo rispettare tutte le norme ma agli investitori servono certezza dei tempi, del procedimento amministrativo, dei risultati di un procedimento amministrativo e un quadro favorevole al fatto che tutti questi investimenti, dalle rinnovabili alle infrastrutture alle nuove installazioni di produzione possano andare avanti. Serve questo sforzo straordinario che però sarà il più grande patrimonio che la pubblica amministrazione potrà mettere a disposizione della transizione energetica e delle energie del futuro”.

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