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Mercoledì 3 giugno 2020 - 19:03

Bce, i mercati scommettono sulla “ricarica” al bazooka anti crisi

Decisioni Consiglio alle 13 e 45, poi conferenza stampa Lagarde
Bce, i mercati scommettono sulla “ricarica” al bazooka anti crisi

Roma, 3 giu. (askanews) – Banca centrale europea di nuovo sotto i riflettori, domani, con il Consiglio direttivo che torna a riunirsi in un quadro di recessione che prosegue grave nell’area euro, sebbene in parte mitigata con le progressive riaperture di attività post lockdown. Le decisioni di politica monetaria verranno comunicate alle 13 e 45, mentre alle 14 e 30 la presidente Christine Lagarde terrà la consueta conferenza stampa esplicativa, in cui riferirà le nuove previsioni economiche dei tecnici della Bce.

L’aspetto più atteso riguarda l’ipotesi che l’istituzione proceda subito a un aumento del suo nuovo piano di acquisti di titoli antipandemico, il Pepp. Gli analisti sono abbastanza unanimi nel prevedere una “ricarica” da 500 miliardi di euro.

Al lancio, a marzo inoltrato, questo nuovo piano era concepito per mobilitare 750 miliardi di euro di acquisti, prevalentemente di titoli pubblici, ma anche su emissioni private entro fine anno. Tuttavia la Bce si è avvalsa della “flessibiltà” che da subito aveva deciso di dotarsi su queste operazioni, potendone concentrare l’ammontare se necessario da subito. Di fatto, secondo i calcoli degli analisti, ai ritmi attuali il limite previsto verrà raggiunto già a ottobre.

Ieri l’istituzione ha fornito un primo “spaccato” del Pepp e del suo utilizzo tra Paesi, posto che queste operazioni vengono poi effettivamente condotte per la maggiore dalle banche centrali nazionali, ad esempio sui titoli tricolori dalla Banca d’Italia. Dal lancio a fine maggio con il Pepp sono stati acquistati titoli per 234,7 miliardi di euro, tra cui 186,6 miliardi dono stati titoli di Stato.

Di questi titoli pubblici, 37,4 miliardi sono stati titoli italiani, più dei titoli della Francia (23,7 miliardi), meno della Germania (46,7 md). Altri 22,4 miliardi sono stati titoli della Spagna.

Procedere subito ad un incremento del Pepp sarebbe un messaggio chiaro ai mercati sulla direzione che si intende seguire. Ma anche anche un segnale concreto di quello che la Bce ha ripetutamente affermato in merito alla problematica sentenza della Corte costituzionale tedesca proprio sui suoi acquisti di titoli (sebbene riguardasse il piano precedente): che non cambiava nulla.

Altro aspetto rilevante, e potenzialmente non meno controverso con le componenti più intransigenti dell’Eurosistema, è l’ipotesi che la Bce allarghi o discuta di allargare i suoi acquisti ai titoli con rating non investment, quelli più bassi e ritenuti speculativi. Lo ha già fatto sui criteri di ammissibilità dei titoli che accetta come garanzia per erogare rifinanziamenti alle banche (i collaterali).

Intanto, secondo le indagini congiunturali la recessione delle imprese nell’area euro è proseguita acuta a maggio, ma si è attenuata anche leggermente di più di quanto indicato nelle stime iniziali. I dati definitivi dell’indice Pmi (Purchasing managers index) hanno segnalato una risalita a 31,9 punti, secondo la società che cura l’inchiesta, Ihs Markit, dai 13,6 cui era collassato ad aprile e a fronte dei 30,5 punti indicati nella stima preliminare. In questa analisi i 50 punti sono la soglia limite sopra la quale c’è crescita e al di sotto di cui invece è recessione.

Ma a sollecitare ancora di più la Bce potrebbero essere le dinamiche inflazionistiche. La crescita dei prezzi al consumo nell’area euro si è già quasi azzerata. Oggi poi sono usciti i prezzi alla produzione nell’industria, che non fanno presagire miglioramenti: ad aprile hanno subito un nuovo calo, pari al 2% rispetto al mese precedente e un meno 4,5% su base annua.

La voce energia resta la più deflattiva: meno 7,5% mensile ad aprile e meno 16,1% su base annua. Ma non meno allarmante è che la dinamica di ribasso sta iniziando a contagiare altri raggruppamenti: ad aprile Eurostat segnala meno 0,7% sui beni strumentali e meno 0,2% sui beni di consumo non durevoli.

Di positivo c’è che invece al momento, a differenza dell’ecatombe che si sta verificando negli Usa, il mercato del lavoro nell’area euro ha retto. L’incremento della disoccupazione è stato marginale, al 7,3%. Ma gli analisti avvertono: alcuni fattori stanno “mascherando” i problemi, ovvero gli schemi di lavoro parziale, meccanismi del tutto simili alla cassa integrazione (Cig), e l’enorme aumento degli “inattivi”.

La quota di lavoratori che usufruiscono di schemi simili alla cassa integrazione ha già raggiunto il 27% del totale nell’Ue, secondo alcune stime. E questo, se va bene ridiventerà lavoro pieno alla ripresa, altrimenti sarà l’equivalente di posti persi. In più, c’è un esodo “statistico” di disoccupati nella categoria degli inattivi. In pratica, per essere contabilizzati come disoccupati i senza lavoro devono aver fatto una iniziativa attiva di ricerca dell’occupazione nelle settimane precedenti, invece con la pandemia molti rinunciano e vengono registrati come inattivi.

E quando ricomincerà la ricerca di lavoro questi nuovi inattivi si ritrasformeranno in disoccupati. Eurostat stesso ha ammesso “discrepanze” tra il numero di disoccupati registrati nelle agenzie di collocamento e quelli misurati come disoccupati. Tutto ciò non aiuterà la risalita dell’inflazione, anzi.

In caso di ulteriori indebolimenti potrebbe innescarsi una spirale deflazionistica. E sul perché questo scenario sia da evitare di recente si è espresso il capo economista della Bce, Philip Lane. “Perché, essenzialmente, sarebbe un po’ come alzare i tassi di interesse – ha spiegato durante un collegamento con l’università di Amsterdam -. Mentre oggi, con la crisi, se vuoi mantenere l’attività economica ti serve un incentivo a spendere oggi, non a spendere domani. La deflazione è l’opposto di tutto ciò: tende a far posporre le spese. E’ un effetto pernicioso”.

Non aiutano su questo versante i nuovi rafforzamenti dell’euro, balzato in poche sedute sopra 1,12 dollari sui massimi da tre mesi,nonostante l’attesa di nuovo provvedimenti espansivi proprio della Bce. Perché una valuta che si apprezza tende a deprimere l’inflazione importata.

Altro aspetto chiave saranno le nuove previsioni economiche, certamente da rivedere pesantemente visto che ultime stime risalgono al 12 marzo e allora la Bce precedeva un Pil 2020 dell’area euro al più 0,8%. Pochi giorni fa, in un dialogo con i giovani (via internet) Lagarde ha riferito che adesso si stima che il Pil dell’area valutaria accusi una caduta tra l’8% e il 12% quest’anno: almeno “il doppio” del crollo subito nel 2009. E’ ormai irrealistico lo scenario di un “impatto mite” sull’economia dal Covid-19: “E’ molto probabile che saremo tra lo scenario medio e grave”, ha detto.

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