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Mercoledì 20 maggio 2020 - 10:20

Agricoltura, Istat: nel 2019 brusca frenata per produzione vino

Prodotto agricolo con miglior performance è olio d'oliva
Agricoltura, Istat: nel 2019 brusca frenata per produzione vino

Roma, 20 mag. (askanews) – Il 2019 si è rivelato un anno decisamente negativo per la produzione di vino. Dopo l’exploit del 2018, quando la produzione è aumentata del 24,2% in volume e del 41,2% in valore, nel 2019 si è registrato un consistente ridimensionamento dei volumi (-12,1%) e dei valori produttivi (-17,5%). E’ la fotografia scattata dall’Istat sull’andamento dell’economia agricola nel 2019.

La contrazione ha risentito degli andamenti climatici non favorevoli del periodo primaverile. Per contro, il prolungato periodo estivo caldo e asciutto ha consentito la maturazione delle uve con un notevole tasso zuccherino, che ha favorito una qualità dei vini medio-alta, soprattutto nelle zone dove si è potuta ritardare la vendemmia. Ciò ha permesso di mantenere inalterata la quota di vini a denominazione d’origine e di salvaguardare lo sforzo messo in atto dai produttori italiani negli ultimi anni per elevare e mantenere gli standard di qualità della nostra produzione vinicola. La riduzione del volume di produzione non ha impedito all’Italia di confermarsi il primo produttore mondiale di vino davanti a Francia e Spagna.

L’annata 2019 è stata negativa anche per la frutta (-6,6% della produzione in volume e -12,6% in valore). Il comparto ha infatti pesantemente risentito degli effetti di agenti parassitari particolarmente aggressivi (invasione della cimice asiatica) e delle patologie connesse agli eventi climatici avversi (pioggia e freddo nella stagione della fioritura ed eccessivo aumento delle temperature nel periodo estivo). Molto negativo è stato l’andamento della produzione di pere (-34,6%), ciliegie (-14,6%), limoni (-9,7%), kiwi (-4,2%), mele (-4%) e di tutta la frutta secca.

Il prodotto agricolo con la migliore performance nel 2019 è stato l’olio d’oliva, la cui produzione è cresciuta del 27,6% in volume e del 29,6% in valore, con un aumento dei prezzi alla produzione dell’1,6%.

Il settore, che nel 2018 aveva subito un crollo produttivo di oltre il 25%, ha beneficiato dei primi effetti delle misure intraprese per il contrasto alla diffusione della xilella e della mosca olearia oltre che della congiuntura favorevole nell’alternanza tra annate di carica e scarica . Nel caso dell’olio i fattori climatici hanno inciso in modo diversificato nelle varie aree del Paese, risultando più favorevoli nelle regioni del Sud, meno esposte alle piogge e al freddo dei primi mesi dell’anno. A guidare la ripresa sono state infatti soprattutto Campania (+50,3%), Calabria (+48,9%) e Puglia (+36,6%).

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