Intelligenza artificiale, PoliMi: mercato italiano vale 200 mln

Diffusa in particolare in banche e finanza, manifattura, utility

FEB 20, 2020 -

Milano, 20 feb. (askanews) – È stata definita la Strategia Nazionale per l’Intelligenza Artificiale, aumenta la consapevolezza delle aziende, cominciano a svilupparsi numerosi progetti. In Italia si fa strada l’Artificial Intelligence e il mercato – tra software, hardware e servizi – nel 2019 raggiunge il valore 200 milioni di euro, di cui il 78% commissionato da imprese italiane e il 22% come export. Tra i diversi settori, l’AI è diffusa in particolare nelle banche e finanza (25% del mercato), nella manifattura (13%), nelle utility (13%) e assicurazioni (12%). La quota principale della spesa (il 33%) è dedicata a progetti di Intelligent Data Processing, algoritmi per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, seguiti da quelli di Natural Language Processing e di Chatbot/Virtual Assistant (28%) in grado di comprendere il linguaggio naturale ed eventualmente fornire risposte a un interlocutore.

Rispetto ad un anno fa, le imprese italiane si dimostrano più consapevoli dei contorni reali di questa tecnologia: il 90% ha compreso che l’AI può replicare specifiche capacità dell’intelligenza umana, mentre è stata lasciata alle spalle l’idea secondo cui può replicarla completamente (considerata ancora dal 6% delle aziende). Il 3% la associa a Chatbot o automobili autonome, mostrando una comprensione limitata; l’1% a robot dalle sembianze umane, in una visione completamente distorta. Tra le aziende della domanda, ben il 79% vede l’intelligenza artificiale un’opportunità, solo il 3% un’innovazione destinata a non affermarsi (e il 18% non ha ancora un’opinione).

Nei prodotti e servizi acquistabili dai consumatori finali, però, la diffusione dell’Artificial Intelligence è ancora limitata. Solo il 5% di 407 categorie di prodotti o servizi sul mercato prevede funzionalità di AI, percentuale che sale al 31% tra quelli “nativamente elettronici”, come smartphone e automobili, ma anche televisori, sistemi audio, fotocamere, piccoli elettrodomestici.

Il 96% delle imprese che hanno già implementato soluzioni di AI non rileva effetti di sostituzione del lavoro umano da parte delle macchine, solo l’1% nota che l’AI ha eliminato alcuni posti di lavoro, mentre il 3% ha mitigato gli effetti sui lavoratori coinvolti grazie a strumenti di protezione sociale. Più che sostituire le capacità degli esseri umani, l’AI le sta aumentando: il 48% delle imprese evidenzia che le soluzioni di intelligenza artificiale adottate non hanno direttamente coinvolto attività svolte dalle persone, il 28% che le attività sostituite hanno permesso ai lavoratori di dedicarsi con maggiore dedizione a quelle rimanenti, il 24% che sono stati necessari ricollocamenti, anche parziali, dei lavoratori coinvolti.

Sono alcuni dei risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano (www.osservatori.net)*, presentata oggi al convegno “Artificial Intelligence: learn to fly!” organizzato al Campus Bovisa.

(segue)