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Martedì 14 gennaio 2020 - 13:34

Smog, ecco perché non serve bloccare i diesel euro 5 e 6

L'Up: le nuove auto producono più particolato dai freni che dai motori
Smog, ecco perché non serve bloccare i diesel euro 5 e 6

Roma, 14 gen. (askanews) – Il blocco alla circolazione delle auto diesel più recenti euro 5 ed euro 6 “appare una decisione del tutto ingiustificata da un punto di vista scientifico, senza alcun vantaggio ambientale e quindi inutilmente penalizzante per un’ampia fascia di cittadini”. Lo afferma l’Unione Petrolifera ricordando che queste categorie di autovetture producono ormai più polveri dai freni e dai pneumatici che dai motori, così come avviene per quelle a benzina.

L’evoluzione tecnologica dei motori diesel di ultima generazione (Euro 6/d-RDE), spiega l’UP “consente di ridurre le emissioni di PM 2,5 a valori trascurabili”. Livelli talmente bassi che “le emissioni di particolato non allo scarico, valide per tutte le alimentazioni, sono molto più alte di quelle allo scarico” tanto che un auto con queste motorizzazioni “produce 100 gr di PM in circa 20.000 km, quanto un impianto a biomassa (pellet) di nuova generazione emette in sole 32 ore”.

“Una politica realmente efficace per il miglioramento della qualità dell’aria nei centri urbani – secondo l’Unione Petrolifera – dovrebbe puntare su un approccio multidisciplinare e non sui blocchi dei modelli più efficienti che hanno scarsi effetti e risultano invece dannosi perché generano incertezza nei consumatori rallentando il ricambio del parco auto”.

Per quanto riguarda la città di Roma, in particolare, l’età media del parco circolante leggero è di 10,6 anni, mentre quello degli autobus di 12,4 anni.

“Le altre misure che le amministrazioni locali dovrebbero affiancare al ricambio del parco auto – conclude l’UP – riguardano interventi per la fluidificazione del traffico, il potenziamento e rinnovamento del trasporto pubblico locale (TPL), dell’intermodalità sfruttando appieno le possibilità offerte dai nuovi servizi come il car sharing, car pooling e bike sharing, e non ultima la manutenzione e lavaggio delle strade per la riduzione delle polveri, come sperimentato in altre città europee”.

fgl/sam

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