Header Top
Logo
Venerdì 15 Novembre 2019

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Economia
  • Italia Cenerentola per investimenti in finanza sostenibile

colonna Sinistra
Martedì 22 ottobre 2019 - 12:34

Italia Cenerentola per investimenti in finanza sostenibile

Ricerca Centro Studi Consumerlab-Markonet
Italia Cenerentola per investimenti in finanza sostenibile

Roma, 22 ott. (askanews) – Italia Cenerentola negli investimenti sulla finanza sostenibile per il contrasto dei cambiamenti climatici: su 25 milioni di famiglie italiane, le più ricche e meno indebitate d’Europa, il 2,6% dispone di 1.079,273 miliardi per attività finanziarie che potrebbero favorire l’economia green. I risultati di una ricerca svolta dal Centro Studi Consumerlab-Markonet su un campione di oltre quattromila risparmiatori, illustrati questa mattina a Roma presso lo Stadio Domiziano da Francesco Tamburella Coordinatore dell’Osservatorio ConsumerLab.it, evidenziano come i risparmiatori italiani siano tuttavia fanalino di coda sull’economia green rispetto a quelli europei.

La ricerca è stata supportata dagli interventi del Prof. Stefano Caserini Docente di Mitigazione dei cambiamenti climatici al Politecnico di Milano e di Ugo Biggeri Presidente di Etica Sgr, Banca di gestione fondi e investimenti a favore dell’ambiente. Le Attività Produttive agricole e industriali sono da sempre considerate come possibili responsabili degli effetti negativi sull’ambientale, conseguentemente i finanziamenti che ne possano condizionare la qualità assumono oggi un’importanza sempre più significativa.

Una grande attenzione a livello mondiale è oramai focalizzata sul rapporto tra economia e cambiamenti climatici, tanto da far assegnare il premio Nobel 2018 per l’economia proprio a due studiosi americani, Bill Nordhaus per aver approfondito l’inter-relazione tra i cambiamenti climatici e l’economia e Paul Romer per l’innovazione e la crescita a lungo termine.

Nel 2018 gli investimenti che hanno tenuto conto in maniera concreta dei criteri Ambientali, Sociali e di Governance (ESG) hanno superato nel mondo 31 mila miliardi di dollari, una crescita del 35% dal 2016, con un trend in continua accelerazione che dimostra come i risparmiatori comincino a preferire gli investimenti sostenibili perché convinti che possano garantire, oltre a rendimenti proficui, anche un futuro migliore. Gli europei sono i più virtuosi; a metà 2019, il patrimonio dei fondi (attivi e passivi) allineati ESG ha superato i 1.000 miliardi di euro.

L’Italia invece è rimasta indietro con investimenti sostenibili per soli 22 miliardi. Nelle top 10 degli asset manager europei per fondi ESG non è presente nessun gestore italiano. Non lo è neanche tra i primi venti per il lancio di nuovi fondi ESG. Eppure l’analisi delle prestazioni dei fondi ESG ha dimostrato un rendimento tendenzialmente uguale e anche migliore, in particolare nel lungo periodo, rispetto agli altri. Un solo fondo estero raccoglie il doppio di tutti i fondi italiani. Esiste una importante disponibilità per i risparmiatori italiani di nuovi investimenti in fondi ESG che vedono invece oggi l’Italia come la Cenerentola europea.

Nel 2017 le attività finanziarie stimate delle famiglie italiane sono ammontate a 4.374 miliardi, con un incremento di 400 miliardi negli ultimi quattro anni; oltre il 30% è stato investito in attività liquide, a minor rendimento, tendente a zero. Si prevede che nei prossimi quattro anni in Italia le attività finanziarie cresceranno di altri 250 miliardi. Accanto ad uno Stato che ha un debito di 2.463 miliardi (agosto 2019), l’Italia è uno dei paesi con le famiglie più “risparmiose” al mondo e le meno indebitate, che genera però un continuo aumento di ricchezza privata parallelo all’aumento del debito pubblico. Considerando che le famiglie italiane sono circa 25 milioni, appare evidente lo squilibrio della distribuzione della ricchezza; infatti solo il 2,6% delle famiglie italiane può definirsi concretamente benestante. Dall’elaborazione dei dati forniti dalla Banca d’Italia si evidenzia che nel 2018, le 648.499 famiglie italiane considerate benestanti (che detengono una ricchezza finanziaria investibile superiore a 500.000 euro ciascuna) custodiscono una ricchezza totale di 1.079,273 miliardi.

Ma questa ricchezza, stando alla ricerca, è decisamente squilibrata. Infatti solo 30.775 famiglie italiane possono definirsi ricche detenendo il 32% (345 miliardi) dell’intera ricchezza finanziaria investibile, mentre a tutte le altre rimane il 68% (734 miliardi). Più le famiglie sono ricche più cresce il loro patrimonio finanziario.

Negli ultimi 5 anni il patrimonio delle 30.775 famiglie italiane considerate ricche è cresciuto del 16%. Questo squilibrio è probabilmente la causa della fredda attenzione alla finanza orientata ESG. In genere le famiglie benestanti sono più sensibili ai temi della sostenibilità, soprattutto quelli ambientali, pur continuando però a non investire a favore dell’economia green.

I risultati della ricerca lo provano. Il totale della ricchezza netta delle famiglie italiane alla fine del 2017 ha avuto un valore di 9.743 miliardi, di cui 5.246 in immobili, mentre le passività sono ammontate a 926 miliardi. L’indagine ha dimostrato comunque una significativa consapevolezza dei risparmiatori italiani sul valore della Sostenibilità che caratterizza una attività produttiva, evidenziando però una mancanza di informazione sull’argomento dovuta principalmente ad una scarsa informazione.

Appare ancora evidente la inadeguata percezione dei valori rappresentati dalla sostenibilità per orientare nuovi investimenti, per ora ancorati a schemi più tradizionali perché ritenuti più sicuri. Un primo passo per poter individuare quali parametri rispettare per finanziare un’economia sostenibile lo ha fatto la Commissione Europea con una Guida Tassonomica pubblicata a giugno 2019 che classifica le attività che possono essere definite sostenibili per l’ambiente, capaci di contribuire in modo sostanziale alla mitigazione del climate change. La Guida, che il nuovo Parlamento dovrà presto rendere norma, definisce i criteri per analizzare 67 attività economiche, appartenenti a 8 settori con sei obiettivi precisi da perseguire tra cui la protezione dell’acqua e delle risorse marine, la transizione verso un’economia circolare, la riduzione degli sprechi e il riciclo dei materiali.

Le attività produttive dovranno indicare quanta parte del proprio fatturato potrà considerarsi sostenibile, gli investitori quanta parte del loro portafoglio potrà essere investito in attività sostenibili. Se in Italia cresce il risparmio, dovrà necessariamente crescere anche lo spazio per aprirlo agli investimenti sostenibili e ad una economia green che possano arginare il problema dei cambiamenti climatici.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su