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Giovedì 26 settembre 2019 - 18:02

Canapa, risoluzione M5S: maglie strette su cessione inflorescenze

Ok vendita agricoltori biomasse-fiore ma solo ad aziende estrattive
Canapa, risoluzione M5S: maglie strette su cessione inflorescenze

Roma, 26 set. (askanews) – La risoluzione ha un linguaggio strettamente tecnico. Ma di fatto, il gruppo M5S della commissione agricoltura della Camera, primo firmatario il presidente Filippo Gallinella, chiede al governo che la cessione delle inflorescenze “da parte degli agricoltori” riguardi “biomassa di canapa” e possa essere fatta solo verso imprese estrattive; preferendo non occuparsi, quindi, della delicata questione della cannabis light esplosa nei mesi scorsi e che attende una risposta legislativa dopo la sentenza della Corte di Cassazione a sezioni riunite del 30 maggio scorso.

La Corte ha stabilito che la cessione, la vendita e in genere la commercializzazione al pubblico dei derivati dalla coltivazione della cannabis sativa come le foglie e le inflorescenze è un reato “salvo che tali derivati siano in concreto privi” di effetto drogante. Un verdetto che sollecitava il Parlamento a intervenire sul tema per poter fare chiarezza sulla legge sulla canapa industriale che prevede un elenco delle parti della pianta di canapa utilizzabili senza nominare però le inflorescenze che contengono i principi attivi (tra cui il thc che può dare effetti psicotropi) e che, nell’ambiguità, ha visto nascere centinaia di canapa shop in tutta Italia che vendono inflorescenze con un thc inferiore allo 0,2%, la cosidetta cannabis light.

Subito dopo la sentenza, esponenti del M5S e anche del Pd, che ora sono insieme al governo, si erano espressi per introdurre, con una norma, anche le inflorescenze con un thc inferiore ad una certa soglia (tra lo 0,2% e lo 0,5%) nell’elenco delle parti utilizzabili della pianta cancellando questa ambiguità che si trascina senza soluzione da quasi due anni.

La risoluzione firmata dal gruppo grillino in commissione Agricoltura va invece in un’altra direzione: prende atto della sentenza della Corte e dà per assodato che la legge nazionale non fa riferimento “ad aspetti ricreativi o terapeutici” e dunque “impegna il governo a disciplinare la cessione di biomassa di canapa, intesa come materia prima composta da parti vegetative aeree, ivi compresi, steli, canapulo, fibra, semi, foglie, fiori e/o infiorescenze a fini estrattivi per le aziende che dispongano dei necessari requisiti di legge”.

Oltre alla risoluzione M5S, ne sono state depositate altre due (una dal Pd e una del gruppo misto). Quella dei Dem punta a definire “con urgenza, con decreto del ministero della salute” i livelli massimi di residui di thc ammessi negli alimenti (decreto che doveva arrivare quasi un anno e mezzo fa); si chiede poi un tavolo per “favorire il reale sviluppo di intese di filiera sia per quanto riguarda le produzioni alimentari, sia quelle tessili, sia quelle impiegate nel settore della bioingegneria” e di “intraprendere le iniziative necessarie, anche dal punto di vista normativo, per regolamentare e disciplinare l’uso di tutti i prodotti derivati dalla canapa sativa, compresi quelli a base di inflorescenze anche alla luce dei contenuti del disciplinare sottoscritto il 20 giugno 2018 per le produzioni alimentari, tessili e nel settore della bioingegneria”. E infine, senza suggerire come, si sollecita il governo “ad assumere iniziative urgenti al fine di sanare il contrasto interpretativo tra le principali norme che disciplinano il comparto, evidenziato in più valutazioni giurisprudenziali, al fine di garantire sia agli operatori del settore sia alle autorità preposte ai controlli norme certe entro cui operare”.

Le risoluzioni sono ora all’esame della commissione Agricoltura della Camera.

Per Luca Marola, fondatore di Easyjoint, la prima azienda che, dopo l’approvazione della legge nazionale, ha puntato sulla vendita delle inflorescenze con il tetto dello 0,2% stabilito per la canapa industriale, si corre il rischio di suonare il “requiem per la filiera produttiva della cannabis light. I Cinque Stelle, con questa proposta, si intestano il ruolo di killer della cannabis light e di traditori dell’intera filiera”.

Per Marola, saranno “tre o quattro aziende estrattive” a quel punto a “fare prezzo e sarà un discorso al ribasso per gli agricoltori che invece sinora proprio grazie alla coltivazione e alla vendita delle inflorescenze hanno generato reddito nei campi e spinto l’intera filiera”. Ora, spiega, le inflorescenze valgono attorno ai 500 euro al chilo, con tre-quattro aziende ci sarà “il crollo” del prezzo e non si può escludere che in tale mercato a “trarne vantaggio saranno le imprese farmaceutiche” interessate ai principi attivi contenuti nel fiore come il cbd (cannabidiolo), che non dà effetti stupefacenti e ha numerose e dimostrate proprietà terapeutiche. Al momento, la produzione nazionale di sostanze e preparazioni a base di Thc e Cbd a fini terapeutici è svolta dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze.

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