Header Top
Logo
Domenica 22 Settembre 2019

Logo
Corpo Pagina
Breadcrumbs
  • Home
  • Economia
  • Export di calzature cresce in valore, ma diminuisce in volume

colonna Sinistra
Mercoledì 11 settembre 2019 - 16:26

Export di calzature cresce in valore, ma diminuisce in volume

Consumi interni ancora in frenata nella prima parte dell'anno
Export di calzature cresce in valore, ma diminuisce in volume

Milano, 11 set. (askanews) – Nel primo semestre del 2019 il settore calzaturiero ha fatto registrare esportazioni con dinamiche favorevoli in valore (+8,4% nei primi cinque mesi dell’anno) e con un incremento a doppia cifra del surplus commerciale (+13,1%), ma anche contrazioni nei volumi (-0,4%). Lo ha evidenziato il nuovo presidente di Assocalzaturifici, Siro Badon, durante la presentazione a Palazzo Marino della nuova edizione di Micam, fiera delle calzature in programma a Rho-Pero dal 15 al 18 settembre. I principali Paesi di destinazione delle esportazioni sono la Svizzera (sede dei grandi marchi della moda, con 728 milioni di euro), seguita da Francia (altro Paese di riferimento per le griffe, con 665 milioni), Germania (420 milioni), Usa (403 milioni), Regno Unito (269 milioni) e Spagna (151 milioni).

Il semestre fa emergere, in particolare, differenze sempre più ampie tra grandi marchi e Pmi, difficoltà su diversi importanti mercati esteri e cronica debolezza nei consumi interni, che dopo un decennio di lenta erosione, mostrano nella prima parte dell’anno in corso cali del 3,7% in volume e del 3,2% in spesa, con pesanti flessioni nei negozi (-11% le paia vendute, con una diminuzione prossima al 16% in spesa), mentre l’online seguita a crescere (+10,3% in quantità e +17,3% in spesa), e ora copre l’11% in quantità e il 13% in spesa del totale acquisti delle famiglie italiane. Tengono le catene di negozi (stabilità in volume e +2,3% in valore).

“Ci sono preoccupazioni per il calo del mercato interno – ha osservato Badon -, insieme a incertezze macroeconomiche come la mancata ripartenza del mercato russo e il pericolo di una Brexit no deal”. Da anni, ha aggiunto, “siamo senza una politica industriale e dobbiamo convivere con una struttura fatta di tante piccole aziende, con un fatturato inferiore a 15 milioni di euro, che soffrono più delle altre. Dobbiamo crescere, ma questo comporta grossi investimenti e abbiamo grossi problemi nell’accesso al credito così come a trovare personale preparato nelle figure apicali. O ci adeguiamo al mercato o i tempi saranno ancora più opachi. Abbiamo bisogno di riconvertire le nostre aziende e credo che, con gli strumenti giusti, continueremo a fare cose positive”.

CONDIVIDI SU:
articoli correlati
ARTICOLI CORRELATI:
Contenuti sponsorizzati
Barra destra

Torna su