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Martedì 4 giugno 2019 - 13:14

Turismo, Sda Bocconi: leggi a orologeria e definizioni disomogenee

Queste, secondo uno studio, le maggiori criticità del settore
Turismo, Sda Bocconi: leggi a orologeria e definizioni disomogenee

Roma, 4 giu. (askanews) – Riforme frenetiche (fino a 5 in 3 anni), spesso contestate in sede amministrativa e capaci di produrre fino a 15 definizioni diverse di cosa sia una banale casa vacanza, mentre si introducono specifici requisiti per normare “palafitte”, strutture “digital detox” (niente telefono o wi-fi), “Marina resort” (le condizioni secondo cui è possibile pernottare in una barca ormeggiata), e presto forse anche grotte, come potrebbe accadere in Veneto.

E’ il quadro schizofrenico che emerge da un nuovo studio realizzato dal Devo Lab di SDA Bocconi commissionato da Airbnb Italia, che analizza le profonde differenze regionali in materia turismo, soffermandosi sulla frequenza con cui le leggi vengono riformate e sul complicato rapporto tra Stato e Regioni in seguito alla riforma costituzionale del 2001 che ha dato alle Regioni competenza esclusiva per il turismo ex art. 117, comma 4 della Carta.

Dallo studio emerge innanzitutto una spiccata tendenza a riformare frequentemente la normativa. In generale, queste leggi vengono modificate dalle Regioni con cadenza annuale. Esistono però Regioni in cui la legge varia nell’arco di mesi, come nel caso della Liguria, che ha riformato la normativa cinque volte negli ultimi tre anni, mentre ad esempio in Veneto le riforme vengono apportate in media ogni tre anni.

Un’altra criticità riguarda il definire in modo disomogeneo categorie di ricettività altrimenti piuttosto banali nelle loro caratteristiche essenziali. La categoria case e appartamenti per vacanze (CAV), presenta requisiti che variano molto tra le diverse Regioni. Campania, Piemonte, Puglia e Sicilia consentono una permanenza massima in una CAV di 90 giorni consecutivi, mentre Basilicata e Liguria fino a 12 mesi. Altri passaggi delle normative regionali riguardano invece la promozione, la metratura oppure la pulizia delle strutture.

C’è poi il capitolo rdel rischio di incorrere in contenziosi, promossi dallo Stato oppure da privati, contro norme regionali a rischio illegittimità. Non è solo una questione di zelo di alcuni legislatori. Spesso la modifica di leggi regionali appena varate è una necessità imposta dal TAR a fronte di ricorsi per illegittimità o incostituzionalità di parte di esse. Negli ultimi 3 anni, ci sono state 5 impugnative contro normative regionali e 24 sentenze della Corte Costituzionale circa il riparto di competenze fra Stato e Regioni in materia turistica. Anche quando sono le regioni a ‘vincere’, come nel caso della Lombardia rispetto al Governo circa la costituzionalità del Codice Identificativo Regionale, questo avviene a seguito di mesi e mesi in cui regna l’incertezza per norme la cui legittimità appare sospesa sul filo del rasoio.

Un quadro normativo così complesso – conclude lo studio – genera anche flussi comunicativi altamente frammentari tra soggetti pubblici e privati, che risentono del diversificato riparto di competenze e funzioni amministrative. A questo proposito, l’analisi suggerisce una gestione armonizzata dei diversi data base pubblici e privati, al fine di sviluppare una visione globale del settore turismo, che supporti inoltre azioni quali la lotta all’evasione fiscale, la sicurezza pubblica e il funzionamento della pubblica amministrazione.

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