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Giovedì 30 maggio 2019 - 11:48

Parmigiano, Confagricoltura: non in svendita con arrivo Lactalis

Giansanti: Per prodotto Dop non esiste rischio delocalizzazione
Parmigiano, Confagricoltura: non in svendita con arrivo Lactalis

Roma, 30 mag. (askanews) – Accordi come quello tra il colosso francese Lactalis e l’azienda emiliana Nuova Castelli, produttrice di Parmigiano Reggiano, “rientrano nel normale processo di partecipazione a un mercato unico: già l’attuale proprietà era a capitale straniero e così rimane, pur cambiando bandiera. Insomma, il Parmigiano Reggiano non è in svendita per l’operazione Lactalis”.

Lo afferma il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti rilevando che “questo ci sollecita ad aggregare meglio il nostro sistema per avere investitori italiani più competitivi”.

Finora la Nuova Castelli SpA era detenuta all’80% dal fondo britannico Charterhouse, ricorda Confagricoltura, che, in base allo statuto, non potendo effettuare ulteriori investimenti, ha dovuto cercare nuovi finanziatori. Lactalis, che è già in possesso dei brand Parmalat, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Cademartori, controlla circa un terzo del settore lattiero caseario italiano.

“L’acquisizione – evidenzia Giansanti – in questo caso riguarda una Dop che ha un rigido disciplinare di produzione, orgoglio del Made in Italy”.

“Non esiste il rischio di delocalizzazione, – precisa il presidente di Confagricoltura – poiché il mercato è in mano agli allevatori italiani che hanno i titoli per produrre latte con le regole stabilite dal disciplinare, garanzia di alta qualità e forte legame con il territorio. Un’eventuale delocalizzazione, tra l’altro, farebbe perdere automaticamente il requisito del marchio e il formaggio prodotto non potrebbe più chiamarsi Parmigiano Reggiano. Piuttosto cerchiamo di introdurre norme che sostengano e valorizzino le imprese italiane impegnate nella promozione del Made in Italy nel mondo”.

Inoltre dovremo prevedere una norma di salvaguardia volta a limitare possibili posizioni dominanti all’interno dei Consorzi di Tutela.

“Una riflessione va tuttavia fatta – conclude Giansanti – Come fu con l’entrata del fondo inglese, ora è per Lactalis: dobbiamo dare maggiore forza aggregativa al nostro sistema attorno a progetti di filiera a lungo termine: lavoriamo in questa direzione, altrimenti continueremo a cedere il passo ad altri”.

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