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Venerdì 3 maggio 2019 - 09:30

Imposta di soggiorno in 1.020 comuni, la paga il 75% dei turisti

Federalberghi: è tassa sul turismo, gettito 2019 a oltre 600 mln
Imposta di soggiorno in 1.020 comuni, la paga il 75% dei turisti

Capri, 3 mag. (askanews) – Sono 1.020 i comuni italiani che applicano l’imposta di soggiorno (997) o la tassa di sbarco (23), “con un gettito complessivo che nel 2019 si avvia a doppiare la boa dei 600 milioni di euro”. Lo afferma il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, nella relazione di apertura della 69esima assemblea generale dell’associazione. I comuni con l’imposta di soggiorno, pur costituendo solo il 13% dei 7.915 municipi italiani, “ospitano il 75% dei pernottamenti registrati ogni anno in Italia. Per il 26% sono nel Nord-ovest, il 41,2% nel Nord-est, il 15,5% al Centro e il 17,3% nel Mezzogiorno”.

“A quasi dieci anni dalla reintroduzione del tributo – sottolinea Bocca – dobbiamo purtroppo constatare di essere stati facili profeti. La tassa viene introdotta quasi sempre senza concertare la destinazione del gettito e senza rendere conto del suo effettivo utilizzo. Qualcuno racconta la storiella dell’imposta di scopo, destinata a finanziare azioni in favore del turismo. In realtà è una tassa sul turismo, il cui unico fine sembra essere quello di tappare i buchi dei bilanci comunali”.

“Negli ultimi tempi – secondo il numero uno degli albergatori – il quadro si è aggravato per effetto di un apparato sanzionatorio paradossale, che noi chiediamo di modificare, che tratta allo stesso modo chi si appropria indebitamente delle risorse e chi sbaglia i conti per pochi euro, chi paga con qualche giorno di ritardo e chi non ha mai versato quanto riscosso”.

“Nè è tollerabile – aggiunge Bocca – il far west nel settore delle locazioni brevi. La legge ha stabilito che i portali devono riscuotere l’imposta di soggiorno dovuta dai turisti che prenotano e pagano attraverso le piattaforme, ma Airbnb assolve a tale obbligo solo in 18 comuni su 997. Perdipiù queste amministrazioni, allettate dalla prospettiva di nuovi introiti, si sono rese disponibili a sottoscrivere un accordo capestro, accettando un sistema di rendicontazione sostanzialmente forfettario, che non consente un controllo analitico e induce a domandarsi se non si configurino gli estremi di un danno erariale”.

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