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Sabato 13 ottobre 2018 - 19:28

Manovra: si punta a varo lunedì, manca accordo su pace fiscale

M5S-Lega trattano, lunedì vertice di maggioranza
Manovra: si punta a varo lunedì, manca accordo su pace fiscale

Roma, 13 ott. (askanews) – Weekend di lavoro all’interno del governo per provare a portare lunedì in Consiglio dei ministri il decreto fiscale e possibilmente anche la legge di bilancio. Ad annunciare ufficialmente che lunedì sul tavolo del governo ci sarà l’intera manovra sono stati il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio. Matteo Salvini, invece, ha lasciato aperta la possibilità di un’operazione in due tempi, come già indicato dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti.

Tuttavia, rinviare la legge di bilancio si scontrerebbe con l’obbligo che hanno tutti i governi europei di inviare a Bruxelles tassativamente entro la mezzanotte del 15 il Dpb (Draft budgetary plan) documento nel quale vengono indicate le misure adottate con le relative quantificazioni. Entro il 20 ottobre, invece, il testo definitivo del disegno di legge dovrà essere invitato al Parlamento per l’avvio della sessione di bilancio.

Comunque sia, le posizioni diverse all’interno delle due anime dell’esecutivo giallo-verde riflettono le difficoltà di queste ore nel reperire i 15 miliardi di coperture che insieme ai 22 miliardi di maggior deficit devono finanziare la manovra da 37 miliardi in arrivo con all’interno le misure bandiera: dal reddito di cittadinanza, alla riforma della Fornero e l’avvio della flat tax per le partite Iva. Ma uno dei nodi cruciali resta la cosiddetta ‘pace fiscale’, uno dei serbatoi principali della manovra.

I Cinque Stelle hanno ribadito il loro ‘no’ a qualsiasi forma di condono, mentre la Lega (che avrebbe voluto un’operazione su larga scala) continua a puntare sull’ipotesi di una ‘pace fiscale integrativa’ con un tetto tra i 200 e i 500mila euro. La soglia più alta sarebbe l’auspicio di Matteo Salvini, mentre i 200mila potrebbero rappresentare il possibile punto di ricaduta. Allo studio ci sarebbero due ipotesi, la possibilità di presentare una dichiarazione integrativa relativa alle somme non denunciate e di regolarizzare il tutto pagando un’aliquota agevolata; oppure un rafforzamento del ‘ravvedimento operoso’, che limiterebbe la sanatoria solo alle imposte non versate (quindi già denunciate) prima che sia stato aperto un accertamento.

Per cercare un’intesa politica, il premier ha convocato un vertice di maggioranza a palazzo Chigi lunedì prima dell’avvio del Consiglio dei ministri. Mentre domani i tecnici del Mef con il ministro Giovanni Tria, di ritorno da Bali, continueranno a lavorare (sono previste riunioni anche con i vice Massimo Garavaglia e Laura Castelli) per verificare la fattibilità economica delle diverse ipotesi.

Intanto, sembra confermata la soluzione di un rinvio ad aprile per l’entrata in vigore del reddito di cittadinanza e della riforma della Fornero con i pensionamenti anticipati con ‘quota 100’ (62 anni d’età e 38 di contributi). Uno slittamento che aiuterà a contenere la spesa entro i 16 miliardi complessivi previsti per per le due misure per il 2019.

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