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Giovedì 11 ottobre 2018 - 18:17

Spread, Abete: costo parole maggiore di quello di possibili azioni

Presidente Bnl:preoccupa sovraccarico dibattiti, crea instabilità
Spread, Abete: costo parole maggiore di quello di possibili azioni

Roma, 11 ott. (askanews) – “Il costo delle parole è maggiore del costo delle possibili azioni”. Luigi Abete presidente di Bnl (Gruppo Bnp Paribas) e di Febaf, sdrammatizza le possibili conseguenze sulle prossime decisioni di politica economica del Governo, sottolineando che l’attuale pressione sullo spread è soprattutto legata alla eccessiva drammatizzazione del dibattito che precede le scelte e che, a sua volta, alimenta l’instabilità. E rimarcando come i soggetti esteri per investire abbiano invece bisogno di chiarezza e rifuggano proprio dall’instabilità e dalla confusione.

Interpellato sulla situazione dello spread a margine di un convegno sul risparmio gestito organizzato da Bnl, Abete rileva che “il costo delle parole è più del costo delle possibili azioni. Il problema è più la gestione di come si arriva alla manovra che i contenuti stessi della manovra. Perchè il costo di questa gestione, tra le forze politiche, tra le forze di maggioranza e il resto del mondo, e anche all’interno delle forze di maggioranza – in termini di competizione – crea un sovraccarico di instabilità che si riflette in un sovraccarico di costi di interessi”.

In questa chiave dunque anche il discorso sulle scelte di politica economica va sdrammatizzato. Secondo il presidente di Bnl “uno può scegliere che l’iva è negativa. Personalmente penso che se l’iva aumentasse un pò non succederebbe niente ma lo dico da anni. Non lo dico con questo Governo ma anche col precedente. Ho sempre pensato che siano meglio le imposte indirette che quelle dirette e che l’effetto sul mercato sarebbe minimo per non dire inesistente. Capisco che altre persone la pensino diversamente e non è detto che io abbia ragione e gli altri abbiano torto. Così come altri pensano che il reddito di inclusione, alias il reddito di cittadinanza sia tanto o sia poco, è legittimo. Il reddito di inclusione esisteva già prima, adesso si chiama reddito di cittadinanza ed è più significativo. Poi ancora non sappiamo come si declina”.

Insomma, secondo Abete “tutti questi temi sono temi importanti: ci sono diverse soluzioni e secondo me è anche legittimo che ci siano in un quadro di cambiamento. Quello che è preoccupante è che ognuno di questi temi viene sovraccaricato di dibattiti, di competizioni interne alla maggioranza, tra la maggioranza e le altre istituzioni e quindi chi legge i giornali, chi vede dall’esterno, chi deve investire non sceglie di parteggiare per l’uno o per l’altro. Perchè l’errore che qualcuno può commettere è: diranno che ho ragione io o che ha ragione l’altro? Chi sta fuori, chi è all’esterno, chi deve ancora investire non si pone la domanda chi ha ragione. Si pone la domanda: c’è una situazione di confusione, ci stanno tanti altri posti dove posso investire, perchè devo andare a investire là?”.

Vale anche per la vostra banca? “No – risponde Abete – qui noi siamo gli unici che investono. Avete letto stamane l’intervista di Bonnafè (ad di Bnp Paribas, ndr) che ha detto che gli italiani onorano sempre i debiti, che la situazione è comunque gestibile: ha detto tutte cose rassicuranti. Bonnafè non è uno che parla a vanvera, perchè se parla vuol dire che pensa quello che dice. Sono perfettamente d’accordo con lui: abbiamo fatto una joint venture sulla comunicazione”.

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