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Giovedì 11 ottobre 2018 - 18:05

Ecco come tagliare 100 punti di spread tenendo il deficit a 2,4%

Altomonte (Bocconi): anche quadro globale favorisce ansia mercati
Ecco come tagliare 100 punti di spread tenendo il deficit a 2,4%

Roma, 11 ott. (askanews) – Il governo giallo verde è scivolato sui mercati con il suo slancio espansivo anche perché lo ha annunciato proprio in concomitanza di una fase di “normalizzazione” dell’economia, in cui le previsioni di crescita vengono riviste al ribasso (all’opposto di quelle dell’esecutivo). E in cui la volatilità dei mercati tende ad aumentare, come si è appena visto a Wall Street. Ma una possibilità di rimettersi in piedi ancora c’è: lo spread si può far calare di 100 punti base mantenendo inalterati i propositi di espansione del deficit al 2,4 per cento sul 2019. Lo spiega ad Askanews Carlo Altomonte, professore di Politica economica europea, economia industriale e commercio internazionale all’università Bocconi.

In pratica servirebbe un impegno ferreo e credibile che faccia capire ai mercati che in nessun caso il quadro di finanza pubblica sfuggirà di mano. In questo modo svanirebbe lo spettro di un ipotetico scenario catastrofistico che sta pesando sui titoli italiani.

L’Italia si presenta con previsioni di crescita basate su “un moltiplicatore magico. Sembrano numeri in libertà. Sembra molto una finanziaria elettorale”, dice l’economista. E che è stata elaborata forse sottovalutando quello che sarebbe stato l’impatto sul mercato il deficit al 2,4 per cento del Pil: “oggi spaventa perché avviene in una fase in cui il ciclo economico è più debole e quindi più volatile”.

Inoltre il governo non è stato per nulla chiaro e netto su cosa farebbe se la dinamica dei conti pubblici dovesse svilupparsi oltre la soglia indicata. “Se fossero fermi nel dire che non si va oltre il 2,4 per cento, se mettessero anche misure preventive contro questo scenario lo spread scenderebbe di 100 punti base”, afferma Altomonte. Perché così sui mercati svanirebbe lo spettro di una spirale che potrebbe spingere verso la ridenominazione. In pratica serve un impegno definitivo sul fatto che oltre la soglia fissata non si andrà. E che si accompagni da misure che ne cementino la credibilità.

Peraltro gli acquisti di titoli pubblici della Bce proseguiranno. “La Bce smetterà semplicemente di espandere il suo bilancio, che è ben diverso da stringere come farà la Fed. E non tornerà indietro dal livello fino al quale lo avrà espanso. Smettiamo di pensare che la politica monetaria dell’area euro diventi restrittiva. Da gennaio tutti i titoli di debito che giungeranno a scadenza verranno rinnovati, quindi un compratore ci sarà”. Certo, riconosce l’economista, se lo Stato mantiene i requisiti di rating necessari ad avere i suoi titoli acquistabili dalla Bce.

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